
Fusione, scissione, cessione o conferimento d’azienda non cancellano la responsabilità 231 dell’ente. Gli articoli da 28 a 33 del D.Lgs. 231/2001 stabiliscono chi risponde delle sanzioni dopo l’operazione. La fusione trasferisce tutto all’ente risultante; la scissione genera obblighi solidali entro il patrimonio netto trasferito; la cessione d’azienda espone il cessionario al pagamento delle sanzioni pecuniarie, con il beneficio della preventiva escussione e nei limiti del valore dell’azienda.
Indice
- Le vicende modificative nel sistema del decreto
- Trasformazione: cambia la veste, resta la responsabilità 231
- Fusione e responsabilità 231: l’ente risultante risponde di tutto
- Scissione: solidarietà e limite del patrimonio netto
- Come si determinano le sanzioni dopo l’operazione
- Cessione e conferimento d’azienda
- Tabella riepilogativa
- La verifica della responsabilità 231 prima dell’operazione
- Il punto dell’Avv. Soardi
- Domande frequenti
Le vicende modificative nel sistema del decreto
Quando il legislatore del 2001 ha costruito il sistema della responsabilità amministrativa da reato, sapeva che le società non restano ferme: si trasformano, si fondono, si dividono, vendono rami d’azienda. Se ognuna di queste operazioni avesse azzerato le sanzioni, il decreto sarebbe nato con una via di fuga incorporata. La sezione II del capo II (articoli 27-33) serve a chiudere quella via, e insieme a evitare l’eccesso opposto, cioè che chi subentra paghi senza limiti per fatti commessi da altri.
Il perno è l’articolo 27: dell’obbligazione per la sanzione pecuniaria risponde soltanto l’ente, con il suo patrimonio o con il fondo comune. Da qui discendono le regole sulle singole operazioni, che questo articolo esamina una per una. Chi cerca invece come funziona nel suo insieme il sistema del decreto 231, o vuole verificare quali illeciti possono far scattare le sanzioni a carico dell’ente, trova nelle pagine dedicate il quadro completo. Il testo vigente del decreto è consultabile su Normattiva.
Trasformazione: cambia la veste, resta la responsabilità 231
L’articolo 28 è la disposizione più semplice della sezione. Nella trasformazione resta ferma la responsabilità per i reati commessi prima della data in cui la trasformazione ha avuto effetto.
La ragione è evidente già sul piano civilistico: la trasformazione non estingue il soggetto, ne modifica la forma giuridica. Una s.r.l. che diventa s.p.a., una società di persone che si trasforma in società di capitali, restano lo stesso ente, con lo stesso patrimonio e la stessa storia. Il procedimento 231 eventualmente in corso prosegue senza soluzione di continuità, e le sanzioni già irrogate conservano il loro destinatario. Chi immagina di alleggerire la posizione dell’ente cambiandone la veste troverà nell’articolo 28 una porta chiusa.
Fusione e responsabilità 231: l’ente risultante risponde di tutto
Nella fusione, anche per incorporazione, l’ente che ne risulta risponde dei reati dei quali erano responsabili gli enti partecipanti (articolo 29). La responsabilità 231 segue la fusione senza filtri: la società incorporante eredita per intero la posizione dell’incorporata, dal procedimento pendente alle sanzioni pecuniarie e alle misure interdittive.
Per chi incorpora, le conseguenze sono concrete. Un’operazione di crescita esterna, costruita in mesi di negoziazione sul prezzo e sulle garanzie contrattuali, può portare in casa un procedimento per un reato presupposto commesso anni prima nell’organizzazione dell’incorporata. Gli amministratori dell’incorporante possono non averne mai saputo nulla. Le garanzie civilistiche pattuite nel contratto operano tra le parti, sul piano del corrispettivo e dell’indennizzo; verso l’autorità giudiziaria l’ente risultante risponde comunque. La qualità del lavoro sul modello organizzativo dopo l’operazione incide semmai a valle, sulle condizioni per attenuare o sostituire le sanzioni interdittive, come si vedrà a proposito dell’articolo 31.
Scissione: solidarietà e limite del patrimonio netto
La scissione è l’operazione che il legislatore ha disciplinato con più attenzione, perché è quella che meglio si presterebbe a svuotare l’ente responsabile lasciando le sanzioni su una scatola vuota. L’articolo 30 distingue tre piani che conviene tenere separati. Primo: nella scissione parziale, l’ente scisso resta responsabile per i reati commessi prima della data in cui la scissione ha avuto effetto; la società che si divide non si libera dividendosi. Secondo: gli enti beneficiari, nella scissione totale come in quella parziale, sono obbligati in solido al pagamento delle sanzioni pecuniarie dovute dall’ente scisso per i reati anteriori. L’obbligo incontra un tetto preciso: il valore effettivo del patrimonio netto che ciascuno ha ricevuto. Quel tetto però non protegge il beneficiario al quale è stato devoluto, anche solo in parte, il ramo di attività nel cui ambito il reato è stato commesso, che risponde senza limite.
Il terzo piano è quello che nella pratica pesa di più. Le sanzioni interdittive relative ai reati anteriori si applicano agli enti cui è rimasto o è stato trasferito, anche in parte, il ramo di attività nell’ambito del quale il reato è stato commesso. Il criterio è sostanziale, ancorato all’attività effettivamente trasferita più che alle etichette dell’atto di scissione. Un’interdizione dall’esercizio dell’attività, un divieto di contrattare con la pubblica amministrazione o l’esclusione da agevolazioni possono quindi colpire la beneficiaria che ha ricevuto il ramo, anche se il progetto di scissione tace sul punto.
Chi progetta la scissione di un ente con un procedimento 231 in corso, o anche solo con un’area di rischio nota, deve dunque sapere che il perimetro del ramo trasferito decide dove andranno le interdittive.
Come si determinano le sanzioni dopo l’operazione
Gli articoli 31 e 32 completano il disegno con due regole di commisurazione. Per la responsabilità 231 sorta prima della fusione o della scissione, la sanzione pecuniaria si commisura alle condizioni economiche e patrimoniali dell’ente originariamente responsabile, non a quelle del soggetto che paga dopo l’operazione. Una piccola società incorporata da un grande gruppo non vede quindi lievitare la sanzione per effetto della nuova capienza patrimoniale dell’incorporante.
Sul fronte delle interdittive, l’ente subentrante non è privo di strumenti: può chiedere al giudice la sostituzione della sanzione interdittiva con una pecuniaria. Occorre che, dopo l’operazione, l’ente abbia rimosso le carenze organizzative che avevano reso possibile il reato e abbia tenuto le condotte riparatorie richieste dal decreto, sul modello dell’articolo 17. In questo senso l’operazione straordinaria può diventare l’occasione per una bonifica organizzativa reale, documentata anche nei flussi di informazione verso l’organismo di vigilanza. L’articolo 32 chiude il cerchio sul versante della recidiva, consentendo al giudice, quando valuta la reiterazione, di tenere conto delle condanne già pronunciate nei confronti degli enti partecipanti alla fusione o dell’ente scisso.
Cessione e conferimento d’azienda
L’articolo 33 governa il caso in cui a circolare non è l’ente ma l’azienda. Nella cessione dell’azienda nella cui attività è stato commesso il reato, il cessionario è solidalmente obbligato al pagamento della sanzione pecuniaria. Le protezioni sono due: il beneficio della preventiva escussione dell’ente cedente e il limite del valore dell’azienda acquistata. Una terza protezione riguarda il perimetro dell’obbligo, circoscritto alle sanzioni pecuniarie che risultano dai libri contabili obbligatori oppure dovute per illeciti dei quali il cessionario era comunque a conoscenza. Le stesse regole valgono per il conferimento d’azienda.
Il lettore civilista riconoscerà l’impianto: è lo schema dell’articolo 2560 del codice civile sui debiti dell’azienda ceduta, adattato alla materia sanzionatoria. La scelta ha una conseguenza pratica che merita di essere presa sul serio in sede di acquisizione: ciò che i libri contabili non mostrano, e che l’acquirente non conosceva, resta fuori dall’obbligo solidale. La contabilità del venditore e la documentazione dell’affare diventano così, a distanza di anni, il terreno su cui si giocherà la prova di ciò che l’acquirente sapeva. È una ragione in più per curarne la qualità durante la trattativa.
C’è però un punto che il decreto non risolve e che è corretto dichiarare aperto. L’articolo 33 parla soltanto di sanzioni pecuniarie; a differenza della scissione, nulla dice sulle interdittive, e se il divieto o l’interdizione possano seguire l’azienda ceduta è questione discussa, sulla quale le opinioni non convergono. Chi compra un’azienda da un ente con un procedimento in corso farebbe male a leggere quel silenzio come una garanzia, e la questione merita in ogni caso una clausola contrattuale dedicata.
Tabella riepilogativa: la responsabilità 231 nelle operazioni straordinarie
| Operazione | Norma | Che cosa accade | Limiti e protezioni |
|---|---|---|---|
| Trasformazione | art. 28 | Resta ferma la responsabilità per i reati anteriori | Nessun limite: l’ente è lo stesso |
| Fusione (anche per incorporazione) | art. 29 | L’ente risultante risponde dei reati degli enti partecipanti | Sanzione pecuniaria commisurata all’ente originario (art. 31) |
| Scissione | art. 30 | L’ente scisso resta responsabile; i beneficiari sono obbligati in solido per le pecuniarie; le interdittive seguono il ramo di attività | Tetto del patrimonio netto trasferito, salvo per chi riceve il ramo del reato |
| Cessione d’azienda | art. 33 | Il cessionario è obbligato in solido per le sanzioni pecuniarie | Preventiva escussione del cedente; valore dell’azienda; risultanza dai libri contabili o conoscenza effettiva |
| Conferimento d’azienda | art. 33 | Stesse regole della cessione | Stesse protezioni |
La verifica della responsabilità 231 prima di fusione, scissione o cessione
Sul piano operativo, la responsabilità 231 va trattata come una posta dell’operazione, nella fusione come nella cessione: tutto quanto precede si traduce in un elenco di domande da porre prima della firma, non dopo. Esistono procedimenti 231 pendenti o notizie di reato note a carico dell’ente o dei suoi apicali? In quale ramo di attività si collocano le aree di rischio, e quel ramo rientra nel perimetro dell’operazione? Il modello organizzativo esiste, è aggiornato, ed è stato attuato davvero, o vive solo in un raccoglitore? Che cosa dicono i libri contabili obbligatori su sanzioni già irrogate?
Si può obiettare che, almeno nella cessione d’azienda, il beneficio d’escussione e il tetto del valore dell’azienda mettano già l’acquirente al riparo dal grosso del rischio economico. Nella maggior parte delle operazioni è vero. Restano fuori da quella protezione le conseguenze che non si misurano in denaro alla firma: un procedimento che accompagna il ramo acquisito, e l’onere di dimostrare domani che cosa si sapeva ieri. Per orientarsi sulle aree da scrutinare torna utile la mappa dei rischi da reato per famiglie, che consente di indirizzare le verifiche sui processi aziendali davvero esposti.
Il punto dell’Avv. Soardi
Nelle operazioni straordinarie il rischio 231 arriva per ultimo, quando arriva. Prima il fiscale, poi il giuslavoristico, poi l’ambientale. Nelle liste di richiesta documentale il modello organizzativo compare in fondo, sotto la voce “varie”, e a volte non compare affatto. Poi l’operazione si chiude, e il procedimento se lo porta a casa chi ha comprato.
La domanda giusta da porre al venditore non è se un modello esista. Un modello esiste quasi sempre. La domanda è che cosa ha fatto l’ente quando quel modello è stato messo alla prova: le segnalazioni ricevute e il seguito che hanno avuto, i verbali dell’organismo di vigilanza, gli aggiornamenti adottati dopo una violazione o un quasi incidente. Un raccoglitore ordinato e un registro delle segnalazioni vuoto raccontano due cose diverse della stessa impresa, e la seconda pesa più della prima. Poi c’è l’art. 30, comma 3, che nella scissione fa seguire le interdittive al ramo di attività e non al patrimonio netto. Si può negoziare per mesi sul prezzo e scoprire dopo il rogito di avere comprato un divieto di contrattare con la pubblica amministrazione.
Quando l’operazione porta in casa un’area di rischio nuova, estendere presidi e flussi informativi al ramo acquisito è il lavoro del primo semestre, perché da quel momento i reati eventualmente commessi lì ricadono per intero sull’acquirente.
Domande frequenti
La fusione fa venire meno la responsabilità 231 dell’ente incorporato?
No: la responsabilità 231 sopravvive alla fusione. L’articolo 29 stabilisce che l’ente risultante, anche in caso di incorporazione, risponde dei reati dei quali erano responsabili gli enti partecipanti, e il procedimento prosegue nei confronti dell’incorporante.
Nella scissione chi paga la sanzione pecuniaria?
L’ente scisso resta responsabile per i reati anteriori; gli enti beneficiari sono obbligati in solido, di regola entro il valore effettivo del patrimonio netto ricevuto. Il limite non vale per il beneficiario cui è stato trasferito, anche in parte, il ramo di attività nel quale il reato è stato commesso.
Le sanzioni interdittive seguono sempre il ramo d’azienda?
Nella scissione sì: l’articolo 30, comma 3, le applica agli enti cui è rimasto o è stato trasferito, anche in parte, il ramo di attività nell’ambito del quale il reato è stato commesso. Nella cessione d’azienda la norma tace, e la questione è discussa.
Chi compra un’azienda risponde delle sanzioni 231 del venditore?
Il cessionario è obbligato in solido al pagamento delle sanzioni pecuniarie, ma gode della preventiva escussione dell’ente cedente e risponde nei limiti del valore dell’azienda. L’obbligo copre le sanzioni risultanti dai libri contabili obbligatori o relative a illeciti che il cessionario conosceva.
Il conferimento d’azienda segue le stesse regole della cessione?
Sì. L’articolo 33 estende espressamente al conferimento d’azienda la disciplina prevista per la cessione, comprese le protezioni del beneficio d’escussione e del limite di valore.
La trasformazione societaria incide su un procedimento 231 in corso?
No. Con la trasformazione l’ente resta lo stesso soggetto e l’articolo 28 conserva la responsabilità per i reati commessi prima della data in cui la trasformazione ha avuto effetto. Il procedimento prosegue senza interruzioni.
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Soardi Studio Legale assiste imprese e amministratori nel diritto penale d’impresa e nella compliance 231 dalle sedi di Bergamo e Brescia, con operatività su Milano, Monza e Brianza, Bologna e l’intero territorio nazionale.
Avv. Stefano Soardi – data di stesura: 25 agosto 2026
