
Per un reato tributario commesso nell'interesse dell'azienda conviene chiedersi subito chi paga: solo l'amministratore che ha firmato la dichiarazione, o anche la società? Dalla fine del 2019 la risposta è: tutti e due. Con l'art. 25-quinquiesdecies del D.Lgs. 231/2001 i principali reati tributari sono entrati nel catalogo dei reati presupposto, e per i reati tributari la responsabilità 231 colpisce la società in proprio: sanzione pecuniaria fino a 500 quote, misure interdittive e confisca, decise nello stesso processo penale.
Indice dei contenuti
- Che cosa rischia l'amministratore per i reati tributari?
- Quali reati tributari fanno scattare la responsabilità 231 della società?
- Che cosa rischia la società per un reato tributario?
- La società risponde solo se ci ha guadagnato?
- Se l'amministratore paga il debito o viene assolto, la società è salva?
- Il modello 231 protegge dai reati tributari?
- La società paga due volte, al Fisco e al giudice penale?
- Che cosa conviene fare subito, quando la contestazione arriva?
- La valutazione dello Studio
| Amministratore (persona fisica) | Società (ente) | |
|---|---|---|
| Fonte della responsabilità | D.Lgs. 74/2000 | Art. 25-quinquiesdecies D.Lgs. 231/2001 |
| Sanzione principale | Reclusione, nella misura prevista dalla singola fattispecie | Sanzione pecuniaria fino a 500 quote |
| Sanzioni ulteriori | Pene accessorie e confisca, anche per equivalente | Misure interdittive (contratti con la P.A., agevolazioni, pubblicità) e confisca del profitto |
| Che cosa può escluderla | Cause di non punibilità previste dalla legge, fra cui il pagamento del debito nei casi ammessi | Modello organizzativo idoneo ed efficacemente attuato prima del fatto |
| Dove si decide | Nel processo penale | Nello stesso processo penale, con regole proprie |
Che cosa rischia l'amministratore per i reati tributari?
Risponde personalmente del reato tributario, con la reclusione prevista dalla singola fattispecie del D.Lgs. 74/2000, oltre a pene accessorie e confisca. La firma sulla dichiarazione, la gestione di fatto o la delega ricevuta decidono chi siede sul banco degli imputati. Il tema ha una pagina dedicata su questo sito, sulla posizione penale di chi amministra, alla quale si rinvia: qui interessa l'altro lato, quello dell'ente.
Quali reati tributari fanno scattare la responsabilità 231 della società?
Non tutti. Il comma 1 dell'art. 25-quinquiesdecies richiama la dichiarazione fraudolenta con fatture false o con altri artifici, l'emissione di fatture per operazioni inesistenti, l'occultamento o la distruzione delle scritture contabili e la sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Sono le condotte connotate da frode o da inganno.
Il comma 1-bis, introdotto in attuazione della direttiva europea sulla protezione degli interessi finanziari, aggiunge dichiarazione infedele, omessa dichiarazione e indebita compensazione, ma solo quando il fatto è commesso nell'ambito di sistemi fraudolenti transfrontalieri per evadere l'IVA per un valore complessivo di almeno dieci milioni di euro. Restano quindi fuori dal catalogo, nei casi ordinari, gli omessi versamenti di IVA e di ritenute: la società non ne risponde ai sensi del D.Lgs. 231/2001, per quanto gravi siano gli importi. L'elenco completo dei reati presupposto si consulta nella pagina che raccoglie l'intero catalogo; per i valori che rendono punibile la persona fisica c'è la tabella delle soglie aggiornata.
Il riferimento normativo è l'art. 25-quinquiesdecies del D.Lgs. 231/2001 (testo vigente al 16/10/2026), che rinvia alle fattispecie del D.Lgs. 74/2000. Attenzione alla vigenza di quest'ultimo: è abrogato a decorrere dal 1° gennaio 2027, quando la materia passerà al testo unico approvato con il D.Lgs. 173/2024.
Che cosa rischia la società per un reato tributario?
Tre cose: una sanzione pecuniaria fino a 500 quote, le misure interdittive e la confisca del profitto, anche per equivalente. Ogni quota vale da 258 a 1.549 euro circa, secondo le condizioni economiche dell'ente: nel massimo si supera largamente il mezzo milione, e la sanzione cresce di un terzo quando il profitto è di rilevante entità.
Le interdittive previste per questi reati sono il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, l'esclusione da agevolazioni, finanziamenti e contributi con l'eventuale revoca di quelli già concessi, e il divieto di pubblicizzare beni o servizi. Per un'impresa che lavora con appalti pubblici o con fondi agevolati, la misura interdittiva pesa spesso più della sanzione in denaro. La confisca aggredisce il risparmio d'imposta: somme che l'azienda considera proprie e che il sequestro può bloccare molto prima della sentenza.
La società risponde solo se ci ha guadagnato?
La legge chiede che il reato sia commesso nell'interesse o a vantaggio dell'ente. Nei reati tributari questo requisito è quasi sempre al centro dell'accusa, perché il risparmio d'imposta resta nel patrimonio sociale: l'evasione realizzata dall'amministratore giova in prima battuta alla società. Il criterio dell'interesse o vantaggio ha però confini precisi, e la difesa può lavorarci: se la condotta serviva a un tornaconto esclusivamente personale, l'ente non risponde.
Se l'amministratore paga il debito o viene assolto, la società è salva?
Non automaticamente. La responsabilità dell'ente è autonoma: l'art. 8 del decreto la fa sopravvivere anche quando l'autore del reato non è identificato o il reato si estingue per una causa diversa dall'amnistia. Le vicende personali dell'imputato e quelle della società corrono su binari distinti, come spiega l'approfondimento sull'autonomia della responsabilità dell'ente. Anche il pagamento del debito tributario, che per la persona fisica può aprire cause di non punibilità o riduzioni di pena, va calibrato guardando ai suoi effetti su entrambi i fronti, e conviene deciderlo con i difensori prima di muovere denaro.
Il modello 231 protegge dai reati tributari?
Sì, se è costruito e applicato davvero. Un modello organizzativo adottato ed efficacemente attuato prima del fatto può escludere la responsabilità della società, a condizione che copra anche il rischio fiscale: gestione della fatturazione, controlli sulle dichiarazioni, tracciabilità dei rapporti con fornitori e consulenti, flussi informativi verso l'organismo di vigilanza. Un errore ricorrente è il modello standard, copiato o non calato sui processi reali dell'azienda, con flussi verso l'organismo di vigilanza assenti o solo formali: in giudizio quella carta non regge. Come si misura la tenuta del modello, e come si inserisce nel sistema della responsabilità amministrativa degli enti, è materia delle pagine dedicate.
La società paga due volte, al Fisco e al giudice penale?
Il rischio del doppio carico esiste, perché sullo stesso fatto convivono le sanzioni amministrative tributarie e la sanzione 231. Il legislatore ha introdotto un correttivo, l'art. 21-ter del D.Lgs. 74/2000, che impone al giudice di tenere conto di quanto già pagato: come funziona il computo fra sanzione tributaria e sanzione 231 è spiegato nell'articolo dedicato, che resta il riferimento su questo punto.
Che cosa conviene fare subito, quando la contestazione arriva?
Separare le difese e congelare i documenti. Nella prassi l'ente si rivolge al difensore solo dopo un avviso che riguarda l'amministratore, quando alcune scelte sono già state fatte: conviene invece muoversi al primo segnale, perché gli interessi della società e quelli della persona fisica possono divergere, e lo stesso difensore non può servirli entrambi quando il conflitto affiora. La società partecipa al processo con un proprio difensore munito di procura speciale, conferita da chi non sia a sua volta imputato del reato. Nel frattempo si raccoglie e si data la documentazione del modello, dei controlli svolti e dei flussi verso l'organismo di vigilanza: è il materiale su cui si costruisce l'esimente, e ricostruirlo a distanza di mesi è molto più difficile. Sono indicazioni generali, non la valutazione di un caso: quella richiede le carte.
La valutazione dello Studio
C'è un argomento che le imprese oppongono spesso, e che merita di essere preso sul serio: per una società di dimensioni contenute il costo di un modello organizzativo con presidi fiscali può apparire sproporzionato rispetto a un rischio che si percepisce come remoto, e il modello resta facoltativo per legge. È un calcolo legittimo, finché si guarda solo alla sanzione pecuniaria. Il quadro cambia quando si mettono in conto il sequestro del profitto, che blocca la liquidità all'avvio delle indagini, e le misure interdittive, che per chi vive di commesse pubbliche valgono quanto una sospensione dell'attività. La scelta non dipende dalla probabilità astratta del processo, ma da quanto l'azienda reggerebbe quei due colpi; ed è una scelta che va fatta prima, perché il modello adottato dopo il fatto attenua ma non esime.
Se la sua società ha ricevuto una contestazione fiscale con possibili risvolti penali, o vuole verificare la copertura del proprio modello sul rischio tributario, lo Studio può esaminare la situazione: la pagina dei contatti indica come fissare un confronto riservato.
Soardi Studio Legale lavora dalle sedi di Bergamo e Brescia e assiste società e amministratori su tutto il territorio nazionale; segue anche società appartenenti a gruppi con capogruppo all'estero e procedimenti con profili transnazionali, con possibilità di lavorare in lingua inglese.
Avv. Stefano Soardi — testo redatto il 16 ottobre 2026.
