Difesa dell’ente nel procedimento 231: dalla contestazione dell’illecito alla sentenza

La difesa dell’ente nel procedimento 231 comincia quando la società riceve un’informazione di garanzia, una contestazione dell’illecito o un decreto di sequestro: costituire l’ente in giudizio, scegliere la linea difensiva, governare la fase cautelare. Lo Studio assume l’incarico dalle indagini alla sentenza e coordina la posizione della società con quella delle persone fisiche coinvolte.
Indice
- Quando serve la difesa dell’ente nel procedimento 231
- Che cosa comprende l’incarico
- Come lo Studio imposta la difesa dell’ente nel procedimento 231: sette fasi
- Che cosa aspettarsi: termini, atti e documenti
- Prima della contestazione: il modello adottato dopo il fatto
- Tabella riepilogativa
- Il punto dell’Avv. Soardi
- Domande frequenti
- Richiedere un confronto
- Dove riceve lo Studio
Quando serve la difesa dell’ente nel procedimento 231
La responsabilità amministrativa dell’ente scatta quando un reato compreso nel catalogo del D.Lgs. 231/2001 viene commesso nel suo interesse o a suo vantaggio da chi la amministra o la rappresenta, oppure da chi lavora sotto la direzione di questi (art. 5). Il procedimento a carico dell’ente si svolge, di regola, insieme a quello contro la persona fisica (art. 38), con le norme del codice di procedura penale in quanto compatibili (art. 34). L’ente risponde anche quando l’autore del reato non è stato identificato (art. 8).
La società lo scopre, di solito, in uno di questi quattro momenti:
- l’informazione di garanzia (art. 57), che contiene l’invito a dichiarare o eleggere domicilio e l’avvertimento sulle regole di costituzione dell’art. 39;
- la contestazione dell’illecito amministrativo (art. 59), contenuta nella richiesta di rinvio a giudizio o nell’atto equivalente, con il fatto, il reato presupposto e le fonti di prova;
- un sequestro preventivo (art. 53) sui beni confiscabili come prezzo o profitto del reato (art. 19), anche per equivalente;
- una richiesta di misura cautelare interdittiva (art. 45), dall’interdizione dall’attività al divieto di contrattare con la pubblica amministrazione.
Il servizio si rivolge all’organo amministrativo, al collegio sindacale, all’Organismo di Vigilanza e alla direzione legale di società di ogni dimensione, con o senza modello. Le imprese che hanno già affidato allo Studio il Modello Organizzativo 231 trovano nella difesa la prosecuzione di quel lavoro.
Non tutti i procedimenti arrivano a una contestazione: il pubblico ministero può archiviare con decreto motivato (art. 58), come spiega l’articolo sull’archiviazione nel procedimento 231.
Che cosa comprende l’incarico
L’incarico copre la posizione dell’ente dalla prima notifica alla decisione definitiva:
- costituzione dell’ente nel procedimento con dichiarazione e procura (art. 39);
- studio degli atti, del reato presupposto e dell’ipotesi di interesse o vantaggio (art. 5);
- esame del modello, dell’Organismo di Vigilanza, dei flussi informativi, della formazione e del sistema disciplinare alla luce degli artt. 6 e 7;
- difesa nella fase cautelare: udienza in contraddittorio (art. 47), sospensione della misura per realizzare le condotte riparatorie (art. 49), appello (art. 52);
- riesame contro il sequestro preventivo (art. 53) e assistenza nella gestione dei beni sequestrati;
- progettazione delle condotte riparatorie dell’art. 17 e della loro tempistica, con gli effetti sulla riduzione della sanzione pecuniaria (art. 12);
- scelta fra dibattimento, giudizio abbreviato (art. 62) e applicazione della sanzione su richiesta (art. 63);
- impugnazione della sentenza (art. 71).
Una parte dell’incarico che non compare negli atti è il coordinamento con la difesa degli amministratori e dei dirigenti indagati. La legge esclude che l’ente sia rappresentato da chi è imputato del reato presupposto (art. 39), e la stessa logica consiglia un difensore per la società e uno per la persona fisica. Gli interessi possono divergere: l’ente può sostenere che l’apicale ha eluso fraudolentemente il modello (art. 6, comma 1, lettera c), la persona di aver agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi (art. 5, comma 2). Quando le linee divergono, lo Studio lo dice all’organo amministrativo prima di accettare l’incarico. La difesa della persona fisica nelle indagini è descritta nella pagina sulla difesa nelle indagini preliminari.
Come lo Studio imposta la difesa dell’ente nel procedimento 231: sette fasi
Le fasi, in ordine
- Lettura dell’atto e mappa del procedimento. Quale atto è arrivato, in quale fase, con quale termine. Se la società teme di essere coinvolta senza aver ricevuto nulla, si chiede alla Procura se l’illecito risulta annotato nel registro delle notizie di reato (art. 55 D.Lgs. 231/2001 e art. 335 c.p.p.).
- Costituzione dell’ente. Verifica che il rappresentante legale non sia imputato del reato presupposto; in caso contrario, l’organo amministrativo nomina un procuratore speciale. Deposito della dichiarazione di costituzione con la procura e nomina del difensore (art. 39).
- Ricostruzione dei fatti. Chi ha deciso, chi ha eseguito, in quale posizione (apicale o sottoposto, art. 5, comma 1), con quale beneficio per la società. Documenti da raccogliere: organigramma, deleghe e procure, verbali dell’organo amministrativo e dell’Organismo di Vigilanza, modello in vigore alla data del fatto, registri della formazione, provvedimenti disciplinari. Se serve un’indagine interna riservata, si attiva il servizio di internal investigation.
- Scelta della linea difensiva. Tre assi, cumulabili: assenza di interesse o vantaggio per l’ente (art. 5); modello idoneo ed efficacemente attuato prima del fatto, con vigilanza dell’Organismo (artt. 6 e 7); limiti dell’autonomia della responsabilità (art. 8). Quando ricorre, si contesta anche la completezza dell’atto ex art. 59.
Fase cautelare, condotte riparatorie e rito
- Fase cautelare. La misura interdittiva si decide in udienza, sentita la difesa (art. 47): pesano i gravi indizi, il pericolo di reiterazione e la proporzione della misura (artt. 45 e 46). Lo Studio prepara la memoria, propone misure meno afflittive e, se conviene, chiede la sospensione con cauzione per completare le condotte riparatorie (art. 49).
- Condotte riparatorie. Risarcimento del danno, rimozione delle carenze organizzative con un modello idoneo, messa a disposizione del profitto per la confisca (art. 17): compiute prima dell’apertura del dibattimento di primo grado, escludono le sanzioni interdittive e riducono la pecuniaria (art. 12). Il giudice può sospendere il processo per consentire di completarle (art. 65).
- Rito e giudizio. Valutazione fra dibattimento, abbreviato (art. 62) e patteggiamento (art. 63), ammesso per l’ente quando il giudizio contro la persona fisica è definito o definibile con lo stesso rito, oppure quando è prevista la sola sanzione pecuniaria. Trattazione, richiesta di sentenza di esclusione della responsabilità (art. 66), impugnazione (art. 71).
Ogni fase produce un documento scritto per l’organo amministrativo.
Che cosa aspettarsi: termini, atti e documenti
I termini sono, per rinvio dell’art. 34, quelli del codice di procedura penale. L’avviso di conclusione delle indagini ex art. 415-bis c.p.p. viene notificato anche all’ente e apre i 20 giorni per memorie, documenti, richiesta di essere sentiti e investigazioni difensive. Davanti a un sequestro o a una richiesta di misura interdittiva il tempo utile si misura in giorni, e conviene chiamare lo Studio appena l’atto viene notificato.
La durata complessiva dipende dal procedimento contro la persona fisica, con cui quello dell’ente procede di regola unito (art. 38): un dato che non si promette e si aggiorna a ogni udienza.
Che cosa riceve la società:
- un parere iniziale riservato con l’inquadramento del fatto, l’esposizione dell’ente e le opzioni difensive;
- l’atto di costituzione, le memorie, le richieste cautelari e le impugnazioni;
- una nota scritta dopo ogni udienza, utilizzabile per i verbali dell’organo amministrativo e dell’Organismo di Vigilanza;
- un piano delle condotte riparatorie, con gli interventi sul modello e la loro sequenza rispetto alle scadenze processuali;
- a fine procedimento, una relazione conclusiva.
Il compenso viene definito con preventivo scritto prima dell’incarico, in base all’attività prevista e nel rispetto dei parametri forensi di cui al D.M. 55/2014. Le modalità comuni a tutti i servizi sono nella pagina dei servizi dello Studio.
Prima della contestazione: il modello adottato dopo il fatto
Una domanda ricorre in ogni primo incontro: la società non ha un modello, o ne ha uno mai aggiornato; adottarlo adesso serve a qualcosa? La legge risponde sì, con una distinzione. Il modello adottato prima del fatto, se idoneo, efficacemente attuato e vigilato dall’Organismo, esclude la responsabilità (artt. 6 e 7). Il modello adottato dopo il fatto non esclude nulla, ma entra nel procedimento in tre modi: come condotta riparatoria che elimina le carenze organizzative (art. 17, lettera b), con effetto sull’esclusione delle sanzioni interdittive e sulla riduzione della pecuniaria (art. 12); come presupposto della sospensione della misura cautelare (art. 49); come elemento nel dosaggio della sanzione. Sulla pecuniaria la riduzione cresce se l’ente ha sia risarcito il danno sia adottato il modello: una delle due condizioni da sola vale meno.
Il lavoro dello Studio ha qui due binari che procedono insieme. Sul primo si costruisce o si riscrive il modello con il metodo descritto nella pagina sul Modello Organizzativo 231: mappatura delle attività a rischio, protocolli, Organismo di Vigilanza, sistema disciplinare, formazione. Sul secondo si documenta il percorso perché sia leggibile in udienza: delibere dell’organo amministrativo, verbali di insediamento dell’Organismo, registri delle sessioni formative. Un modello scritto per il processo e mai applicato si riconosce dai verbali che non ci sono.
Tabella riepilogativa
| Situazione | Che cosa fa lo Studio | Esito atteso |
|---|---|---|
| Informazione di garanzia all’ente (art. 57) | Costituzione ex art. 39, richiesta ex art. 335 c.p.p., raccolta dei documenti, prima linea difensiva | Ente correttamente rappresentato; memoria nei 20 giorni dell’avviso ex art. 415-bis c.p.p.; obiettivo archiviazione (art. 58) |
| Contestazione dell’illecito (art. 59) | Verifica della completezza della contestazione, difesa su interesse o vantaggio, modello e autonomia (artt. 5, 6, 7, 8) | Sentenza di esclusione (art. 66) o contenimento della sanzione |
| Sequestro preventivo (art. 53) | Riesame, delimitazione del profitto confiscabile (art. 19), gestione dei beni | Riduzione o revoca del vincolo; continuità dell’attività |
| Richiesta di misura interdittiva (art. 45) | Memoria e udienza ex art. 47, proposta di misura meno afflittiva, sospensione con cauzione (art. 49) | Rigetto, misura attenuata o sospesa in cambio delle condotte riparatorie |
| Ente senza modello o con modello non aggiornato | Adozione o riscrittura del modello come condotta riparatoria (art. 17, lettera b), risarcimento, messa a disposizione del profitto | Esclusione delle interdittive e riduzione della pecuniaria (art. 12), se completate prima del dibattimento |
| Decisione sul rito | Confronto fra dibattimento, abbreviato (art. 62) e patteggiamento (art. 63), coordinato con la difesa delle persone fisiche | Rito scelto in base a prove, sanzione attesa ed effetti sull’impresa |
Il punto dell’Avv. Soardi
Quando una società mi chiama dopo un sequestro, la prima cosa che chiedo è chi ha deciso l’operazione contestata e chi lo sapeva. Il modello arriva dopo. Una difesa impostata tutta sull’idoneità del documento regge poco se i verbali dell’Organismo, negli anni precedenti, registrano riunioni senza contenuto. Il giudice legge quelli.
La seconda cosa che dico all’organo amministrativo riguarda gli amministratori indagati: la società e la persona hanno bisogno di due difensori, e a volte di due strategie. Non è una formalità, e non sempre è gradita; preferisco dirlo al primo incontro, quando la scelta è ancora libera.
Un punto lo lascio aperto: le condotte riparatorie compiute in fretta, per arrivare prima del dibattimento, producono modelli che poi vanno riscritti. Quando il calendario lo permette, meglio chiedere la sospensione ex art. 65 e fare le cose una volta sola.
Domande frequenti
Nella difesa dell’ente nel procedimento 231, chi lo rappresenta se l’amministratore è indagato?
L’ente partecipa con il proprio rappresentante legale, salvo che questi sia imputato del reato da cui dipende l’illecito (art. 39 D.Lgs. 231/2001). In quel caso l’organo amministrativo nomina un procuratore speciale con delibera, e la costituzione avviene con dichiarazione depositata insieme alla procura. Lo Studio assiste nella scelta della persona e nella redazione degli atti.
La società può essere sanzionata se l’autore del reato non viene individuato?
Sì. La responsabilità dell’ente è autonoma: sussiste anche quando l’autore del reato non è stato identificato o non è imputabile, e quando il reato si estingue per una causa diversa dall’amnistia (art. 8). Per questo la difesa dell’ente non può limitarsi a seguire quella della persona fisica e va costruita sui presupposti propri degli artt. 5, 6 e 7.
Il modello adottato dopo il fatto serve alla difesa dell’ente nel procedimento 231?
Non esclude la responsabilità, che richiede un modello adottato prima del fatto (art. 6). Serve però come condotta riparatoria: l’eliminazione delle carenze organizzative, compiuta prima dell’apertura del dibattimento insieme al risarcimento del danno e alla messa a disposizione del profitto, esclude le sanzioni interdittive (art. 17), riduce la sanzione pecuniaria (art. 12) e può fondare la sospensione della misura cautelare (art. 49).
Lo stesso avvocato può occuparsi della difesa dell’ente nel procedimento 231 e dell’amministratore?
La legge vieta soltanto che l’ente sia rappresentato dall’imputato e tace sul difensore comune. Nella pratica gli interessi possono divergere, perché l’ente può sostenere l’elusione fraudolenta del modello (art. 6, comma 1, lettera c) e la persona l’interesse esclusivo proprio (art. 5, comma 2). Lo Studio valuta il possibile conflitto al primo incontro e, se esiste, assume una sola delle due difese.
Che cosa succede alla difesa dell’ente nel procedimento 231 se la società non si costituisce?
Il procedimento prosegue e l’ente viene dichiarato contumace (art. 41): non può far valere le proprie ragioni nell’udienza cautelare, proporre le condotte riparatorie o chiedere un rito alternativo. Costituirsi per tempo, con un rappresentante non imputato, è la prima condizione perché la difesa possa incidere sulla misura e sulla sanzione.
Il sequestro preventivo blocca l’attività dell’impresa?
Il sequestro ex art. 53 riguarda i beni confiscabili come prezzo o profitto del reato (art. 19), anche per equivalente; può però colpire conti e beni strumentali con effetti sulla continuità. Lo Studio propone il riesame e contesta la quantificazione del profitto. Il tema è trattato nell’articolo sulle misure cautelari interdittive 231 e in quello su misure cautelari 231, ente e persona fisica.
Richiedere un confronto
Se la società ha ricevuto un’informazione di garanzia, una contestazione o un decreto di sequestro, lo Studio è disponibile per un primo confronto per inquadrare la situazione, in presenza o da remoto. Telefono +39 035 236659, email info@studiosoardi.com. È utile portare l’atto ricevuto, la visura aggiornata, il modello in vigore, se esiste, e gli ultimi verbali dell’Organismo di Vigilanza. Il primo confronto viene fissato subito ed è a pagamento: il compenso viene indicato prima dell’incontro. Per le imprese già assistite l’Avv. Soardi è raggiungibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
Dove riceve lo Studio
Lo Studio riceve a Bergamo, in Via dei Partigiani 5 (24121), e a Brescia, in Via Armando Diaz 1b. Opera con regolarità su tutto il territorio nazionale, con incontri in sede, in azienda o da remoto.
Studio di Bergamo
Via dei Partigiani 5, 24121 Bergamo
Riceve su appuntamento
Indicazioni stradali
Studio di Brescia
Via Armando Diaz 1b, 25121 Brescia
Riceve su appuntamento
Indicazioni stradali
Avv. Stefano Soardi – testo redatto il 21 settembre 2026
