Confisca allargata sui beni comprati anni prima: quando scatta e come difendersi

Compliance

Bilancia e codici in uno studio legale: la confisca allargata sui beni acquistati in epoca risalente
La confisca allargata colpisce la sproporzione patrimoniale, anche a distanza di molti anni dall’acquisto del bene.

Non è vero che un bene comprato molti anni prima dei fatti contestati sia al riparo dalla confisca allargata. La Corte di cassazione, con la sentenza n. 5936 del 2026, ha confermato l’ablazione di un immobile acquistato nel 1989, decisa solo nel 2025. Ha però fissato un contrappeso che interessa la difesa: più l’acquisto è lontano nel tempo, più la motivazione del giudice deve essere rigorosa, perché la distanza rende oggettivamente difficile provare da dove venivano quelle risorse.

Indice

Che cos’è la confisca allargata e quando si applica

La confisca allargata, detta anche confisca «in casi particolari» o per sproporzione, è prevista dall’art. 240-bis del codice penale. Colpisce il condannato per uno dei reati elencati dalla norma stessa, fra cui figurano gravi delitti contro la pubblica amministrazione e fattispecie associative, e non richiede che il singolo bene derivi dal reato accertato. Bastano tre condizioni: una condanna per un reato del catalogo, una sproporzione fra il valore dei beni nella disponibilità del condannato e il suo reddito dichiarato o la sua attività economica, e la mancata giustificazione della provenienza lecita di quei beni.

Per il penale tributario opera la disposizione gemella dell’art. 12-ter del D.Lgs. 74/2000, che estende questo strumento ad alcuni reati fiscali al superamento di determinate soglie: ne abbiamo dato conto nella tabella aggiornata dei valori che fanno scattare il penale fiscale. Sul versante dell’impresa va tenuta distinta la confisca prevista dal D.Lgs. 231/2001, art. 19, che riguarda l’ente e ha per oggetto il prezzo o il profitto del reato: il quadro complessivo dei rapporti fra questi strumenti è ricostruito nel nostro percorso sul diritto penale dell’economia.

La presunzione di sproporzione è relativa, non assoluta

Il meccanismo dell’art. 240-bis lavora su una presunzione. Accertata la sproporzione, la legge presume che il patrimonio non giustificato sia frutto di accumulazione illecita, e l’onere di spiegare la provenienza passa in concreto all’interessato. È il tratto che rende la confisca allargata così incisiva, ma la presunzione resta relativa: ammette la prova contraria. Chi documenta redditi leciti dell’epoca, una donazione, una successione, la vendita di un altro bene, riporta l’acquisto dentro il perimetro lecito e sottrae quel cespite all’ablazione.

La verifica va condotta cespite per cespite e con riferimento al momento dell’acquisto: conta la situazione reddituale di allora, non quella attuale. Qui nasce il problema pratico che la Cassazione ha affrontato: che cosa accade quando fra l’acquisto e la decisione passano decenni e i documenti di allora non esistono più?

La Cassazione sugli acquisti risalenti: serve una motivazione rafforzata

Con la sentenza della Seconda sezione penale n. 5936 del 23 gennaio 2026, depositata il 12 febbraio 2026 (massima ufficiale Rv. 289399-01), la Corte ha ribadito che la sproporzione fonda una presunzione superabile dalla prova contraria e ha aggiunto il passaggio che qui interessa: quando l’acquisto del bene è risalente nel tempo, il giudice che dispone la confisca deve sorreggerla con una motivazione rafforzata, dando conto dell’oggettiva difficoltà di ricostruire, a tanta distanza, la provenienza delle risorse impiegate. Nel caso deciso, il bene era stato comprato nel 1989 e l’ablazione è arrivata nel 2025: trentasei anni dopo.

Il principio taglia in due direzioni. La distanza temporale non è un salvacondotto: l’acquisto del passato remoto resta aggredibile. Ma non è nemmeno una zona franca per l’accusa: un provvedimento che liquidi in poche righe la sproporzione su un bene di trent’anni prima, senza misurarsi con la difficoltà probatoria di chi deve giustificarlo, presta il fianco all’impugnazione.

Come impostare la difesa

Sul piano pratico la partita si gioca prima di tutto sui documenti. La ricostruzione dei redditi dell’epoca dell’acquisto passa da dichiarazioni fiscali storiche, estratti conto, atti notarili, contratti di mutuo, ricevute di vendite precedenti: materiale che spesso va recuperato presso archivi, istituti di credito o professionisti dell’epoca. Quanto più la difesa arriva presto su questo terreno, tanto più il vincolo cautelare che di regola precede la confisca può essere aggredito: sul punto rinviamo a quanto già scritto sul difetto di motivazione del vincolo cautelare e sulle mosse difensive contro il blocco dei beni nel penale tributario. Se sul bene gravano diritti di banche o altri creditori, la loro posizione segue regole proprie, esaminate nel pezzo sulla protezione del terzo creditore rispetto a sequestro e confisca.

La tabella che segue orienta le prime scelte a seconda della situazione in cui ci si trova.

SituazionePrima mossa difensivaSu che cosa insistere
Sequestro appena notificato su beni comprati di recenteRichiesta di riesame nei terminiAssenza di sproporzione: redditi attuali e finanziamenti tracciati
Sequestro su beni acquistati molti anni faRiesame più raccolta documentale storicaMotivazione rafforzata mancante; difficoltà probatoria da distanza temporale
Confisca già disposta in sentenzaImpugnazione nel meritoProva contraria cespite per cespite; vizio di motivazione sul singolo bene
Beni gravati da ipoteca o diritti di terziIntervento del terzo nelle forme proprieBuona fede e anteriorità del diritto rispetto al vincolo
Percorsi difensivi di primo orientamento rispetto alla confisca allargata: ogni caso richiede una valutazione specifica.

Il punto dell’Avv. Soardi

Nella pratica, la confisca allargata arriva quasi sempre alla fine di un percorso cominciato anni prima con un sequestro, ed è lì che la difesa si vince o si perde. Quando il fascicolo approda alla decisione sull’ablazione, i beni sono vincolati da tempo e la ricostruzione documentale non ancora fatta diventa una corsa contro archivi che scartano e banche che non conservano. La sentenza n. 5936 del 2026 dà alla difesa un argomento serio sugli acquisti lontani nel tempo, perché trasforma la distanza temporale da fatto neutro in onere motivazionale del giudice.

Un punto, però, la massima lo lascia aperto, e va detto con franchezza: quanto indietro debba collocarsi un acquisto per dirsi «risalente» non è fissato da nessuna soglia, e fra il caso estremo dei trentasei anni e l’acquisto di cinque anni prima c’è una zona grigia che solo le prossime pronunce delimiteranno. Nel dubbio, il consiglio operativo resta uno: la storia finanziaria di ogni bene importante va ricostruita e conservata prima che qualcuno la chieda.

Due domande immediate

La confisca allargata richiede che il bene derivi dal reato per cui si è condannati?

No. A differenza della confisca ordinaria, non serve un legame diretto fra il bene e il fatto accertato: bastano la condanna per un reato del catalogo dell’art. 240-bis c.p., la sproporzione patrimoniale e la mancata giustificazione della provenienza.

Un bene comprato decenni fa è automaticamente confiscabile?

No. Resta aggredibile, ma la presunzione di illecita accumulazione ammette prova contraria e, per gli acquisti risalenti, la Cassazione impone al giudice una motivazione rafforzata che consideri la difficoltà di documentare risorse di tanti anni prima.

Gli istituti vicini: equivalente, 231, sequestro

La confisca allargata non va confusa con le figure che le stanno accanto. Quella per equivalente colpisce somme o beni di valore corrispondente al profitto del reato accertato, e presuppone quindi la quantificazione di quel profitto. Diversa ancora è la confisca dell’art. 19 del D.Lgs. 231/2001, che si rivolge all’ente e ne aggredisce il prezzo o il profitto del reato presupposto. Il sequestro preventivo, infine, non è una confisca ma il vincolo cautelare che la anticipa, e ha regole di impugnazione con termini stretti. Per l’imprenditore o l’amministratore raggiunto da uno di questi provvedimenti, capire subito quale strumento è stato azionato è il primo passo: cambiano i presupposti da contestare e i tempi per farlo.

Altre domande frequenti

Quali reati consentono la confisca allargata?

Quelli elencati dall’art. 240-bis c.p., fra cui gravi delitti contro la pubblica amministrazione e reati associativi. Nel penale tributario l’estensione opera tramite l’art. 12-ter del D.Lgs. 74/2000, per le fattispecie e oltre le soglie che la norma stessa indica.

Che differenza c’è rispetto alla confisca per equivalente?

L’equivalente presuppone un profitto quantificato e colpisce beni di pari valore. L’allargata prescinde dal profitto del singolo reato e aggredisce il patrimonio sproporzionato di cui non sia giustificata la provenienza.

Cosa fare se arriva un sequestro finalizzato alla confisca allargata?

Verificare i termini per il riesame, che sono brevi, e avviare da subito la ricostruzione documentale della provenienza dei beni vincolati, cespite per cespite. Le due attività procedono insieme, non in sequenza.

La confisca allargata può colpire la società?

L’art. 240-bis riguarda la persona condannata. Per l’ente opera il sistema del D.Lgs. 231/2001, dove la confisca dell’art. 19 ha per oggetto il prezzo o il profitto del reato presupposto. I beni intestati alla società possono però rilevare quando risultino nella disponibilità effettiva del condannato.

Se un sequestro o una richiesta di confisca riguarda beni suoi o della sua impresa, lo Studio può esaminare il provvedimento e valutare i margini di intervento: è possibile scrivere o telefonare tramite la pagina dei contatti.

Soardi Studio Legale ha sede a Bergamo e a Brescia e opera stabilmente anche su Milano, Monza e Brianza e Bologna, oltre che sull’intero territorio nazionale per i procedimenti in materia di diritto penale d’impresa e responsabilità degli enti.

Avv. Stefano Soardi – Stesura: 23 settembre 2026