
Indice
- Decreto Sicurezza 2025 – Cosa sappiamo finora?
- Che cos’è il Decreto Sicurezza 2025?
- Quali sono i nuovi reati introdotti dal Decreto Sicurezza 2025?
- Detenzione di materiale con finalità di terrorismo: cosa prevede il nuovo reato?
- Divulgazione di istruzioni su esplosivi o sostanze pericolose: cosa cambia?
- Occupazione abusiva di immobili: cosa prevede il nuovo art. 634-bis c.p.?
- Truffa aggravata: pene più severe per chi approfitta della vulnerabilità della vittima
- Reati commessi in stazioni, metropolitane e treni: nuova aggravante
- Danneggiamento durante manifestazioni: quali pene sono previste?
- Blocco stradale o ferroviario: quando diventa reato?
- Accattonaggio con minori: cosa cambia?
- Cannabis light: cosa prevede il Decreto Sicurezza 2025?
- Resistenza e violenza a pubblico ufficiale: pene più severe
- Lesioni a pubblici ufficiali: cosa prevede la nuova disciplina?
- Imbrattamento e deturpamento di beni pubblici: quali sono le nuove pene?
- Rivolta in carcere: cosa prevede il nuovo art. 415-bis c.p.?
- Rivolta nei CPR e nelle strutture per migranti: cosa cambia?
- Detenute madri: cosa cambia con il Decreto Sicurezza 2025?
- Bodycam, videosorveglianza e controlli: perché sono rilevanti nei procedimenti penali?
- Quali sono i profili critici del Decreto Sicurezza 2025?
- Cosa deve fare chi riceve un avviso di garanzia o una contestazione collegata al Decreto Sicurezza?
- Decreto Sicurezza 2025 e Modello 231: ci sono conseguenze per le imprese?
- Quali strategie difensive possono essere valutate?
- Perché rivolgersi a un Avvocato Penalista in caso di contestazioni sul Decreto Sicurezza 2025?
- Domande frequenti sul Decreto Sicurezza 2025
- Il DDL Sicurezza è già in vigore?
- Quali sono i principali nuovi reati del Decreto Sicurezza?
- Il blocco stradale è diventato reato?
- Cosa cambia per la cannabis light?
- Cosa cambia per le occupazioni abusive?
- Cosa cambia per le truffe agli anziani?
- Cosa cambia per chi manifesta?
- Cosa cambia per le rivolte in carcere?
- Il Decreto Sicurezza può essere contestato davanti alla Corte costituzionale?
- Cosa fare se si viene indagati per un reato collegato al Decreto Sicurezza?
- Conclusione
Decreto Sicurezza 2025 – Cosa sappiamo finora?
Il Decreto Sicurezza 2025 ha introdotto nuovi reati, aggravato diverse pene e modificato settori molto delicati del diritto penale: terrorismo, occupazioni abusive, proteste, blocchi stradali, truffe, cannabis light, tutela delle forze dell’ordine, carcere e centri per migranti. Per chi è indagato, imputato o coinvolto in un procedimento penale, diventa quindi essenziale comprendere subito quali condotte siano oggi punite più severamente e quali strategie difensive possano essere valutate.
Il provvedimento nasce dal Decreto-Legge 11 aprile 2025, n. 48, convertito nella Legge 9 giugno 2025, n. 80. La legge di conversione è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 131 del 9 giugno 2025 ed è entrata in vigore il 10 giugno 2025. La Camera dei deputati ha evidenziato che il decreto ha riprodotto in larga parte il precedente disegno di legge sicurezza, intervenendo su sicurezza pubblica, tutela del personale in servizio, vittime dell’usura e ordinamento penitenziario. (Documentazione parlamentare)
Per questa ragione, anche se nel linguaggio comune si parla ancora di “DDL Sicurezza”, oggi il riferimento corretto è al Decreto Sicurezza 2025, ormai convertito in legge.
Che cos’è il Decreto Sicurezza 2025?
Il Decreto Sicurezza 2025 è un provvedimento normativo che modifica numerose disposizioni penali, processuali e amministrative. Non si limita, quindi, a introdurre nuovi reati. In molti casi aumenta le pene, introduce aggravanti, amplia i casi di arresto in flagranza, incide sull’ordinamento penitenziario e rafforza gli strumenti di intervento delle autorità.
In concreto, il decreto riguarda soprattutto questi ambiti:
terrorismo e materiale pericoloso; occupazione abusiva di immobili; truffe commesse approfittando della vulnerabilità della vittima; sicurezza nelle stazioni e sui mezzi pubblici; manifestazioni e danneggiamenti; blocchi stradali e ferroviari; accattonaggio con minori; cannabis light; resistenza e lesioni a pubblici ufficiali; rivolte in carcere e nei centri per migranti; detenute madri; bodycam e videosorveglianza.
Pertanto, il decreto ha un impatto diretto sia sulla fase delle indagini preliminari sia sulla fase cautelare e dibattimentale. Inoltre, alcune norme pongono questioni interpretative delicate, soprattutto in rapporto ai principi di offensività, proporzionalità della pena e determinatezza della fattispecie penale.
Quali sono i nuovi reati introdotti dal Decreto Sicurezza 2025?
Il Decreto Sicurezza 2025 introduce o modifica in modo rilevante diverse fattispecie penali. Le novità più importanti riguardano:
la detenzione di materiale con finalità di terrorismo; l’occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui; il blocco stradale o ferroviario mediante ostruzione con il proprio corpo; la rivolta in carcere; la rivolta nei centri di permanenza per i rimpatri; l’organizzazione dell’accattonaggio; alcune nuove ipotesi aggravate in materia di truffa, danneggiamento, imbrattamento, resistenza e lesioni a pubblici ufficiali.
Di conseguenza, il decreto amplia l’area del penalmente rilevante. Inoltre, in alcuni casi trasforma condotte che prima potevano avere un trattamento amministrativo o meno severo in fatti penalmente sanzionati.
Detenzione di materiale con finalità di terrorismo: cosa prevede il nuovo reato?
Una delle prime modifiche riguarda il contrasto al terrorismo. Il decreto introduce il nuovo articolo 270-quinquies.3 del codice penale, che punisce la detenzione di materiale con finalità di terrorismo.
La norma riguarda chi si procura o detiene consapevolmente materiale contenente istruzioni sulla preparazione o sull’uso di armi, congegni bellici, sostanze chimiche o batteriologiche, tecniche di sabotaggio o metodi per compiere atti di violenza con finalità terroristica.
La pena prevista è la reclusione da due a sei anni.
Questa fattispecie è particolarmente delicata perché anticipa la soglia di punibilità. Infatti, non viene punita solo la realizzazione di un attentato o la partecipazione a un’organizzazione terroristica. Viene punita anche la disponibilità consapevole di materiale operativo quando sia collegata a una finalità terroristica.
Sul piano difensivo, quindi, diventano centrali alcuni profili: la consapevolezza della detenzione, il contenuto effettivo del materiale, il contesto in cui è stato reperito, l’eventuale finalità di studio, ricerca, informazione o mera curiosità, nonché l’effettivo collegamento con una finalità terroristica.
Divulgazione di istruzioni su esplosivi o sostanze pericolose: cosa cambia?
Il Decreto Sicurezza 2025 modifica anche l’articolo 435 del codice penale. La norma punisce chi distribuisce, divulga, diffonde o pubblicizza materiale contenente istruzioni sulla preparazione o sull’uso di materie esplodenti, tossiche, infiammabili o comunque pericolose.
La pena prevista è la reclusione da sei mesi a quattro anni.
Anche in questo caso, il tema più delicato riguarda il rapporto tra sicurezza pubblica e libertà di informazione. Infatti, non ogni contenuto tecnico o scientifico può essere automaticamente considerato penalmente rilevante. Occorre valutare il contesto, la finalità della diffusione, il contenuto concreto del materiale e la sua idoneità a favorire la commissione di delitti contro l’incolumità pubblica.
Occupazione abusiva di immobili: cosa prevede il nuovo art. 634-bis c.p.?
Tra le novità più importanti vi è il nuovo reato di occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui, previsto dall’articolo 634-bis del codice penale.
La norma punisce chi occupa o detiene senza titolo un immobile destinato a domicilio altrui mediante violenza o minaccia. Inoltre, punisce chi impedisce il rientro del proprietario o del legittimo detentore, chi si appropria dell’immobile con artifizi o raggiri, chi cede ad altri l’immobile occupato e chi coopera nell’occupazione ricevendo o corrispondendo denaro o altra utilità.
La pena prevista è la reclusione da due a sette anni.
Questa norma è destinata ad avere un impatto rilevante, perché introduce una fattispecie autonoma con pena elevata. Tuttavia, occorrerà distinguere attentamente le ipotesi realmente penalmente rilevanti dalle controversie civilistiche sul possesso, dalla morosità, dai rapporti contrattuali patologici o dalle situazioni abitative complesse.
Inoltre, il decreto introduce una procedura accelerata per la reintegrazione nel possesso. Ciò significa che, in presenza dei presupposti di legge, l’autorità può intervenire con tempi più rapidi per consentire al denunciante di rientrare nell’immobile.
Per la difesa penale, i punti da verificare sono diversi: esistenza di un titolo di detenzione, effettiva destinazione dell’immobile a domicilio altrui, presenza di violenza, minaccia, artifizi o raggiri, consapevolezza dell’assenza di titolo, eventuali rapporti pregressi con il proprietario o con il detentore.
Truffa aggravata: pene più severe per chi approfitta della vulnerabilità della vittima
Il decreto interviene anche sull’articolo 640 del codice penale. In particolare, viene aggravato il trattamento sanzionatorio quando la truffa è commessa approfittando di circostanze di tempo, luogo o persona tali da ostacolare la privata difesa.
In questa ipotesi, la pena diventa la reclusione da due a sei anni e la multa da 700 a 3.000 euro.
La modifica è pensata soprattutto per le truffe commesse ai danni di persone vulnerabili, come anziani, persone sole o soggetti in condizione di particolare fragilità. Inoltre, questa ipotesi viene inserita tra i casi di arresto obbligatorio in flagranza.
Di conseguenza, nei procedimenti per truffa sarà ancora più importante analizzare il rapporto tra condotta ingannatoria, condizioni della persona offesa, modalità del fatto e reale incidenza della minorata difesa.
Non ogni truffa ai danni di una persona anziana, infatti, può essere automaticamente qualificata come truffa aggravata. Sarà necessario dimostrare che l’autore abbia effettivamente approfittato di una situazione concreta idonea a ostacolare la difesa privata.
Reati commessi in stazioni, metropolitane e treni: nuova aggravante
Il Decreto Sicurezza 2025 introduce una nuova aggravante comune per alcuni delitti commessi nelle stazioni ferroviarie, nelle metropolitane, sui treni o nelle immediate adiacenze.
La norma riguarda i delitti non colposi contro la vita, l’incolumità, la libertà personale e il patrimonio.
Questa aggravante mira a rafforzare la tutela delle aree di trasporto pubblico. Tuttavia, sul piano applicativo occorrerà verificare cosa si intenda per “immediate adiacenze” e quale collegamento debba esistere tra il luogo del fatto e l’aumento di pericolosità della condotta.
Anche questo profilo potrà incidere sulla quantificazione della pena, sulle misure cautelari e sulla scelta del rito.
Danneggiamento durante manifestazioni: quali pene sono previste?
Il decreto modifica l’articolo 635 del codice penale. In particolare, prevede una disciplina più severa per il danneggiamento commesso in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, quando il fatto è realizzato con violenza alla persona o minaccia.
La pena prevista è la reclusione da un anno e sei mesi a cinque anni, oltre alla multa fino a 15.000 euro.
Questa modifica riguarda soprattutto i procedimenti collegati a cortei, manifestazioni, proteste e scontri in luogo pubblico. Di conseguenza, nei singoli casi sarà necessario distinguere la partecipazione alla manifestazione dalla concreta condotta di danneggiamento. Inoltre, dovranno essere valutati filmati, immagini, testimonianze, riconoscimenti fotografici e posizione del singolo imputato rispetto al fatto contestato.
Blocco stradale o ferroviario: quando diventa reato?
Una delle norme più discusse riguarda il blocco stradale o ferroviario realizzato mediante ostruzione con il proprio corpo.
Il decreto modifica l’articolo 1-bis del d.lgs. 22 gennaio 1948, n. 66. La condotta non viene più trattata soltanto come illecito amministrativo. In determinate ipotesi diventa reato.
La pena base è la reclusione fino a un mese o la multa fino a 300 euro. Tuttavia, se il fatto è commesso da più persone riunite, la pena diventa la reclusione da sei mesi a due anni.
Questa norma incide direttamente sulle forme di protesta mediante blocco stradale o ferroviario. Perciò, il tema centrale sarà il bilanciamento tra ordine pubblico, libertà di circolazione e diritto di manifestazione.
Dal punto di vista difensivo, occorrerà verificare la concreta condotta tenuta dall’indagato, la durata del blocco, il numero dei partecipanti, l’eventuale preavviso, la presenza di ordini dell’autorità, l’effettiva interruzione della circolazione e il grado di partecipazione personale.
Accattonaggio con minori: cosa cambia?
Il decreto modifica l’articolo 600-octies del codice penale. La soglia di età del minore rilevante viene innalzata da quattordici a sedici anni.
La norma punisce chi si avvale di un minore per mendicare. Inoltre, viene punita l’organizzazione dell’altrui accattonaggio, l’induzione, il favoreggiamento e lo sfruttamento a fini di profitto.
Le pene sono rilevanti: in alcune ipotesi si arriva alla reclusione da due a sei anni, con aumenti quando il fatto è commesso con violenza o minaccia oppure nei confronti di minori o persone non imputabili.
La finalità della norma è evidente: contrastare forme organizzate di sfruttamento dell’accattonaggio. Tuttavia, anche in questo ambito occorrerà distinguere le condotte effettivamente organizzate o finalizzate al profitto dalle situazioni di grave marginalità sociale che richiedono una valutazione concreta del caso.
Cannabis light: cosa prevede il Decreto Sicurezza 2025?
Il Decreto Sicurezza 2025 interviene in modo molto rilevante sulla disciplina della canapa industriale e della cosiddetta cannabis light.
La norma vieta importazione, cessione, lavorazione, distribuzione, commercio, trasporto, invio, spedizione e consegna delle infiorescenze di canapa, anche semilavorate, essiccate o triturate, nonché dei prodotti contenenti tali infiorescenze, compresi estratti, resine e oli derivati.
La disposizione richiama il sistema sanzionatorio del D.P.R. 309/1990 in materia di stupefacenti.
Questo è uno dei punti più controversi dell’intero decreto. Infatti, sono già state sollevate questioni di legittimità costituzionale in relazione all’articolo 18 del D.L. 48/2025. La Corte costituzionale indica, tra le questioni sollevate, profili collegati ai presupposti del decreto-legge, al principio di offensività, alla libertà di iniziativa economica e al diritto dell’Unione europea. (Corte Costituzionale)
Per gli indagati e per gli operatori del settore, quindi, la difesa dovrà valutare con attenzione il tipo di prodotto, il contenuto di THC, la destinazione d’uso, la documentazione commerciale, la normativa europea e l’evoluzione delle questioni costituzionali.
Resistenza e violenza a pubblico ufficiale: pene più severe
Il decreto rafforza anche la tutela penale degli ufficiali e agenti di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza.
In particolare, viene previsto un aumento di pena quando i reati di violenza o minaccia a pubblico ufficiale e resistenza a pubblico ufficiale sono commessi nei confronti di tali soggetti.
Questo significa che, in molti procedimenti per fatti avvenuti durante controlli, manifestazioni, interventi di polizia o operazioni di ordine pubblico, il trattamento sanzionatorio potrà essere più severo.
In questi casi, la difesa dovrà analizzare con estrema precisione il momento del contatto, la dinamica dell’intervento, l’eventuale uso della forza, la proporzionalità dell’azione degli operanti, la presenza di filmati, bodycam, testimonianze e referti medici.
Lesioni a pubblici ufficiali: cosa prevede la nuova disciplina?
Il decreto modifica anche l’articolo 583-quater del codice penale, prevedendo pene più severe per le lesioni cagionate a ufficiali o agenti di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni.
La pena base è la reclusione da due a cinque anni. In caso di lesioni gravi, la pena sale da quattro a dieci anni. In caso di lesioni gravissime, la pena va da otto a sedici anni.
È evidente, quindi, che questa modifica può incidere in modo significativo sulle strategie difensive. Infatti, diventa decisivo contestare, quando vi siano i presupposti, la dinamica causale, l’effettiva entità delle lesioni, il nesso con l’adempimento delle funzioni, la proporzione della condotta e l’eventuale concorso di cause.
Imbrattamento e deturpamento di beni pubblici: quali sono le nuove pene?
Il decreto modifica l’articolo 639 del codice penale. Quando il deturpamento o l’imbrattamento riguarda beni mobili o immobili adibiti all’esercizio di funzioni pubbliche, e quando la condotta è finalizzata a ledere l’onore, il prestigio o il decoro dell’istituzione, la pena diventa più severa.
La pena prevista è la reclusione da sei mesi a un anno e sei mesi e la multa da 1.000 a 3.000 euro. In caso di recidiva, la pena può arrivare fino a tre anni di reclusione e la multa fino a 12.000 euro.
Anche questa norma è pensata soprattutto per condotte collegate a manifestazioni, proteste o contestazioni pubbliche. Tuttavia, occorrerà verificare attentamente l’elemento soggettivo, cioè la finalità di ledere l’onore, il prestigio o il decoro dell’istituzione.
Rivolta in carcere: cosa prevede il nuovo art. 415-bis c.p.?
Una delle novità più delicate è il nuovo reato di rivolta all’interno di un istituto penitenziario, previsto dall’articolo 415-bis del codice penale.
La norma punisce chi, all’interno del carcere, partecipa a una rivolta mediante violenza, minaccia o resistenza all’esecuzione degli ordini impartiti per il mantenimento dell’ordine e della sicurezza.
La condotta deve essere commessa da tre o più persone riunite.
La pena base è la reclusione da uno a cinque anni. Chi promuove, organizza o dirige la rivolta è punito con la reclusione da due a otto anni.
Il punto più discusso riguarda la rilevanza della resistenza passiva. Infatti, la norma include anche condotte che, per numero dei partecipanti e contesto, impediscono il compimento degli atti necessari alla gestione dell’ordine e della sicurezza.
Proprio per questo, la disposizione potrà generare questioni interpretative importanti. Occorrerà capire quando una protesta collettiva, un rifiuto di rientrare in cella, una contestazione o una condotta non violenta possano davvero integrare il reato di rivolta.
Sul piano difensivo, sarà necessario analizzare il ruolo del singolo detenuto, l’esistenza di ordini legittimi, la chiarezza degli ordini impartiti, la durata della condotta, la presenza di violenza o minaccia, il numero dei partecipanti e l’effettiva compromissione dell’ordine penitenziario.
Rivolta nei CPR e nelle strutture per migranti: cosa cambia?
Il decreto introduce una disciplina analoga anche per i centri di permanenza per i rimpatri e per altre strutture destinate al trattenimento dei migranti.
La partecipazione alla rivolta è punita con la reclusione da uno a quattro anni. Chi promuove, organizza o dirige la rivolta è punito con la reclusione da un anno e sei mesi a cinque anni.
Anche qui assumono rilievo le condotte di violenza, minaccia o resistenza agli ordini. Inoltre, anche in questo caso il riferimento alla resistenza passiva impone una valutazione molto attenta della concreta offensività del fatto.
Detenute madri: cosa cambia con il Decreto Sicurezza 2025?
Il Decreto Sicurezza 2025 interviene anche sull’esecuzione penale nei confronti delle detenute madri.
Il rinvio dell’esecuzione della pena per donne incinte o madri di figli di età inferiore a un anno diventa facoltativo e non più automatico. Quando il rinvio non viene disposto, l’esecuzione deve avvenire presso un istituto a custodia attenuata per detenute madri. La Camera dei deputati segnala inoltre che il rinvio può essere escluso quando vi sia un rischio di eccezionale rilevanza di commissione di ulteriori delitti. (Documentazione parlamentare)
Questa modifica non introduce un nuovo reato, ma incide profondamente sull’esecuzione della pena e sulla valutazione giudiziaria del caso concreto.
Bodycam, videosorveglianza e controlli: perché sono rilevanti nei procedimenti penali?
Il decreto prevede anche l’utilizzo di dispositivi di videosorveglianza indossabili, le cosiddette bodycam, da parte delle forze dell’ordine in determinati servizi.
Questa novità può avere conseguenze importanti nei procedimenti penali. Infatti, le immagini acquisite durante controlli, interventi, manifestazioni o operazioni di polizia potranno diventare elementi centrali nella ricostruzione del fatto.
Per la difesa, quindi, sarà fondamentale richiedere tempestivamente l’acquisizione dei filmati, verificarne integrità, completezza, orario, provenienza e modalità di conservazione.
Quali sono i profili critici del Decreto Sicurezza 2025?
Il Decreto Sicurezza 2025 presenta diversi profili critici. Il primo riguarda il ricorso allo strumento del decreto-legge per introdurre norme penali molto ampie e strutturali. Il secondo riguarda la determinatezza di alcune fattispecie. Il terzo riguarda la proporzione delle pene.
In particolare, le questioni più delicate riguardano:
la punibilità della resistenza passiva in carcere e nei CPR; il nuovo reato di blocco stradale o ferroviario; il divieto relativo alla cannabis light; l’aumento delle pene per fatti commessi durante manifestazioni; la nuova occupazione arbitraria di immobile; l’ampliamento delle aggravanti per reati commessi in luoghi pubblici o contro pubblici ufficiali.
Inoltre, la questione della cannabis light è già arrivata all’attenzione della Corte costituzionale. Questo dimostra che il decreto non è destinato a rimanere privo di contenzioso. Al contrario, molti procedimenti potranno sollevare questioni di legittimità costituzionale o questioni interpretative particolarmente rilevanti.
Cosa deve fare chi riceve un avviso di garanzia o una contestazione collegata al Decreto Sicurezza?
Chi riceve un avviso di garanzia, un decreto di perquisizione, una richiesta di interrogatorio, una misura cautelare o una contestazione collegata al Decreto Sicurezza 2025 deve agire con tempestività.
La prima cosa da fare è ricostruire con precisione il fatto. Successivamente, occorre verificare la norma contestata, la data della condotta, l’eventuale applicabilità della disciplina più favorevole, la presenza degli elementi costitutivi del reato, l’esistenza di aggravanti e la possibilità di contestare la qualificazione giuridica.
In molti casi, infatti, la differenza tra una fattispecie base e una fattispecie aggravata può incidere in modo decisivo sulla pena, sulla procedibilità, sull’arresto in flagranza, sulle misure cautelari e sulla strategia processuale.
Per approfondire il ruolo della difesa nelle prime fasi del procedimento penale, può essere utile leggere anche la pagina dedicata all’Avvocato Penalista.
Decreto Sicurezza 2025 e Modello 231: ci sono conseguenze per le imprese?
Il Decreto Sicurezza 2025 riguarda prevalentemente il diritto penale della persona fisica. Tuttavia, alcune aree possono interessare indirettamente anche le imprese.
Ad esempio, le società che operano in settori esposti a controlli pubblici, appalti, logistica, sicurezza, trasporti, gestione immobiliare, eventi, commercio di prodotti sensibili o filiere regolamentate devono valutare se le nuove norme impongano aggiornamenti procedurali, formazione interna o verifiche dei presidi organizzativi.
Inoltre, quando l’attività dell’impresa può entrare in contatto con reati presupposto del D.Lgs. 231/01, diventa opportuno verificare la tenuta del Modello Organizzativo 231, la mappatura delle aree a rischio, il sistema disciplinare e i flussi informativi verso l’Organismo di Vigilanza.
Lo Studio Soardi, con sede a Bergamo e Brescia, assiste imprese nella realizzazione e nell’aggiornamento dei Modelli 231 e svolge incarichi di Organismo di Vigilanza anche a Milano, Monza e Brianza, Bologna e in tutta Italia.
Quali strategie difensive possono essere valutate?
Le strategie difensive dipendono dal tipo di contestazione. Tuttavia, nei procedimenti collegati al Decreto Sicurezza 2025, alcune verifiche sono ricorrenti.
Prima di tutto, occorre controllare se la norma contestata fosse già in vigore al momento del fatto. Inoltre, bisogna valutare se la condotta rientri davvero nella nuova fattispecie o se sia stata qualificata in modo eccessivamente ampio.
Poi occorre verificare l’elemento soggettivo. Molte nuove norme richiedono dolo specifico, finalità particolari o consapevolezza qualificata. Questo vale, ad esempio, per i reati collegati al terrorismo, per alcune ipotesi di imbrattamento, per la cannabis light e per le condotte connesse all’occupazione di immobili.
Infine, è necessario valutare la proporzione della contestazione, la sussistenza delle aggravanti, la possibilità di chiedere riti alternativi, l’eventuale inutilizzabilità di atti, la tenuta delle prove video, testimoniali o documentali e, nei casi più delicati, la possibilità di sollevare questioni di legittimità costituzionale.
Perché rivolgersi a un Avvocato Penalista in caso di contestazioni sul Decreto Sicurezza 2025?
Il Decreto Sicurezza 2025 ha introdotto norme tecniche, nuove aggravanti e fattispecie penali che richiedono una lettura attenta. Per questa ragione, chi è coinvolto in un procedimento penale non dovrebbe limitarsi a valutare la pena astratta indicata dalla norma.
Occorre invece comprendere se il fatto contestato rientri davvero nella previsione penale, se siano presenti tutti gli elementi del reato, se vi siano margini per contestare aggravanti, misure cautelari o qualificazioni giuridiche, e se esistano profili costituzionali o processuali da valorizzare.
Lo Studio Soardi offre assistenza in materia penale a Bergamo, Brescia e su tutto il territorio nazionale. In particolare, l’attività difensiva riguarda sia la fase delle indagini preliminari sia la fase processuale, con attenzione alla ricostruzione del fatto, all’analisi degli atti e alla scelta della strategia più adeguata al caso concreto.
Domande frequenti sul Decreto Sicurezza 2025
Il DDL Sicurezza è già in vigore?
Sì. Oggi il riferimento corretto è al Decreto Sicurezza 2025, cioè al D.L. 11 aprile 2025, n. 48, convertito nella Legge 9 giugno 2025, n. 80. La legge di conversione è entrata in vigore il 10 giugno 2025. (sistemapenale.it)
Quali sono i principali nuovi reati del Decreto Sicurezza?
I principali nuovi reati riguardano la detenzione di materiale con finalità di terrorismo, l’occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui, il blocco stradale o ferroviario, la rivolta in carcere e la rivolta nei CPR.
Il blocco stradale è diventato reato?
Sì, in determinate condizioni. Il blocco della circolazione su strada o ferrovia mediante ostruzione con il proprio corpo può integrare un illecito penale. Se il fatto è commesso da più persone riunite, la pena è più severa.
Cosa cambia per la cannabis light?
Il decreto vieta una serie di attività relative alle infiorescenze di canapa e ai prodotti che le contengono. La norma è molto discussa ed è già oggetto di questioni di legittimità costituzionale.
Cosa cambia per le occupazioni abusive?
Viene introdotto il nuovo reato di occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui. La pena può arrivare fino a sette anni di reclusione. Inoltre, è prevista una procedura accelerata per la reintegrazione nel possesso.
Cosa cambia per le truffe agli anziani?
Il decreto aggrava la pena quando la truffa è commessa approfittando di circostanze tali da ostacolare la difesa privata. Questa modifica riguarda soprattutto le truffe ai danni di persone vulnerabili.
Cosa cambia per chi manifesta?
Il decreto prevede pene più severe per alcune condotte commesse durante manifestazioni, come danneggiamenti, imbrattamenti o blocchi stradali e ferroviari. Tuttavia, ogni caso deve essere valutato in concreto.
Cosa cambia per le rivolte in carcere?
Il decreto introduce il nuovo reato di rivolta in carcere. La norma punisce la partecipazione, la promozione, l’organizzazione e la direzione della rivolta. Il punto più delicato riguarda la possibile rilevanza della resistenza passiva.
Il Decreto Sicurezza può essere contestato davanti alla Corte costituzionale?
Sì, in alcuni casi. Le questioni più delicate riguardano offensività, proporzione della pena, determinatezza delle fattispecie e presupposti del decreto-legge. In materia di cannabis light sono già state sollevate questioni davanti alla Corte costituzionale.
Cosa fare se si viene indagati per un reato collegato al Decreto Sicurezza?
È necessario rivolgersi rapidamente a un Avvocato Penalista, acquisire e analizzare gli atti, verificare la norma applicabile, ricostruire la condotta contestata e valutare la strategia difensiva più adatta.
Soardi Studio Legale, con sedi a Bergamo e Brescia, è attivo in tutta Italia in ogni ambito del diritto penale ed assiste imputati e vittime di reati, per:
- reati in materia di sicurezza sul luogo di lavoro
- reati tributari
- reati in materia di Codice Rosso (stalking, violenza sessuale, revenge porn, maltrattamenti in famiglia)
- altri ambiti del diritto penale “classico” e “d’impresa”
Conclusione
Il Decreto Sicurezza 2025 rappresenta uno degli interventi più incisivi degli ultimi anni in materia penale. Introduce nuovi reati, aggrava pene già esistenti, rafforza la tutela delle forze dell’ordine, interviene su carcere, CPR, manifestazioni, cannabis light, occupazioni abusive e truffe.
Tuttavia, proprio l’ampiezza del provvedimento rende indispensabile una valutazione attenta caso per caso. Non ogni condotta contestata rientra automaticamente nelle nuove fattispecie, né ogni aggravante è necessariamente applicabile. Tantonmeno ogni prova raccolta è sempre utilizzabile. Inoltre, alcune norme potrebbero essere oggetto di future decisioni della Corte costituzionale.
Per questo motivo, chi riceve una contestazione collegata al Decreto Sicurezza 2025 deve agire tempestivamente, analizzare gli atti e costruire una difesa fondata su elementi concreti, prove, norme applicabili e principi costituzionali.
