Referendum sulla Giustizia: cosa cambia davvero per giudici, PM e cittadini?

Penale

Referendum Giustizia spiegato semplice: cosa cambia davvero, ragioni del Sì e del No, effetti pratici per cittadini e imprese. Guida completa e chiara.
Referendum sulla giustizia 22 23 marzo pro e contro SI e No

Il Referendum sulla Giustizia cosa cambia davvero nella vita quotidiana di chi entra in un tribunale?

A prima vista potrebbe sembrare una riforma tecnica. Tuttavia, guardando più a fondo, incide direttamente su equilibrio, imparzialità e fiducia nel sistema.

E proprio la fiducia rappresenta il punto decisivo.

Infatti, quando il giudice appare neutrale, la sentenza viene accettata. Al contrario, quando emergono dubbi sulla sua terzietà, anche la decisione più corretta rischia di sembrare ingiusta.

Per questo motivo il referendum interviene sull’assetto strutturale della magistratura. Non modifica solo regole organizzative. Piuttosto, ridisegna i rapporti tra accusa e giudizio.

Come Avvocato Penalista, abituato quotidianamente al confronto processuale, vedo con chiarezza quanto questa distinzione sia cruciale. Inoltre, per cittadini e imprese, una giustizia credibile significa maggiore certezza del diritto e minori rischi.


Cosa prevede in sintesi il Referendum sulla Giustizia?

In termini pratici, la riforma introduce tre pilastri:

  • separazione delle carriere tra giudici e PM
  • due CSM distinti
  • selezione dei componenti tramite sorteggio temperato

Di conseguenza, l’obiettivo diventa evidente: più indipendenza, meno correnti, maggiore imparzialità.


Perché il giudice deve essere imparziale ma anche apparire tale?

Qui si trova il cuore della questione oggetto del Referendum sulla Giustizia.

L’imparzialità sostanziale non basta. Serve anche quella percepita. In altre parole, il cittadino deve vedere la neutralità.

Questo principio non nasce da opinioni politiche. Al contrario, discende direttamente dalle norme.

L’art. 111 Costituzione impone un giudice terzo e imparziale. Parallelamente, l’art. 6 CEDU garantisce un tribunale indipendente.

Inoltre, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo chiarisce da anni che la giustizia deve “apparire giusta”.

Di conseguenza, anche una semplice vicinanza strutturale tra accusa e giudice può generare sfiducia.

Pertanto, l’assetto organizzativo conta quanto il comportamento personale del magistrato.


Come funziona oggi il sistema italiano?

Attualmente giudici e pubblici ministeri:

  • superano lo stesso concorso
  • appartengono allo stesso ordine
  • condividono il CSM
  • possono cambiare funzione

Tuttavia, nel processo penale, il PM rappresenta l’accusa.

Di conseguenza, si crea una situazione particolare: chi accusa e chi giudica provengono dallo stesso percorso professionale.

Questo intreccio, sebbene legittimo, può generare dubbi.

Ed è proprio su questi dubbi che interviene il referendum per la riforma della Giustizia


Cosa cambia con la separazione delle carriere proposta dal Referendum sulla Giustizia?

Con la riforma, i percorsi diventano distinti fin dall’inizio.

Chi sceglie di fare il giudice rimane giudice. Al contrario, chi opta per il ruolo requirente resta PM.

Di conseguenza, scompaiono passaggi e sovrapposizioni.

Inoltre, si rafforza la distanza istituzionale. Successivamente, cresce la percezione di neutralità. Infine, aumenta la fiducia.

In altre parole, il giudice diventa strutturalmente estraneo all’accusa.


Perché vengono creati due CSM distinti?

La separazione delle funzioni, da sola, non basta. Per questo motivo il Referendum sulla Giustizia interviene anche sull’organo di autogoverno.

L’art. 104 della Costituzione prevede oggi un unico CSM. Tuttavia, un organo unico continua a mescolare carriere differenti.

Di conseguenza, la riforma della Giustizia proposta dal referendum introduce:

  • un CSM per i giudici
  • un CSM per i PM

In questo modo, ogni funzione gestisce autonomamente nomine, promozioni e disciplina.

Inoltre, la specializzazione aumenta. Parallelamente, si riducono conflitti interni. Soprattutto, cresce la chiarezza dei ruoli.

Pertanto, il giudice viene valutato solo da giudici, mentre il PM solo da PM.


Come funziona il sorteggio temperato?

Accanto ai due CSM compare una novità importante.

Prima di tutto, si selezionano magistrati con requisiti tecnici. Successivamente, tra questi idonei, si procede all’estrazione casuale.

Di conseguenza, la qualità resta garantita. Allo stesso tempo, la scelta diventa neutrale.

Questo sistema elimina campagne elettorali interne e logiche di lista.

In altre parole, si riducono trattative e accordi preventivi.


Perché il sorteggio proposto dalla riforma della giustizia oggetto del referendum riduce il peso delle correnti?

Le cronache giudiziarie, e in particolare il caso Palamara, hanno mostrato come le correnti possano incidere sulle nomine.

Quando si vota per liste organizzate, infatti, nascono cordate e scambi di sostegno. Successivamente, tali dinamiche influenzano le decisioni.

Al contrario, con il sorteggio previsto dalla riforma della giustizia che voteremo al referendum, la composizione diventa imprevedibile.

Di conseguenza, nessuno può costruire alleanze preventive.

Pertanto, in caso di vittoria del referendum sulla Giustizia, si allontanerà la politica interna e aumenta l’autonomia reale.

Paradossalmente, meno elezioni producono più indipendenza.


Nei Paesi occidentali esiste la separazione delle carriere?

Sì. E non in pochi casi.

Anzi, guardando all’Occidente, l’Italia rappresenta quasi un’eccezione.

Modello common law

  • Stati Uniti
  • Canada
  • Regno Unito
  • Irlanda
  • Australia
  • Nuova Zelanda

Qui accusa e giudice sono totalmente separati. Le carriere non si incrociano mai.

Modello europeo continentale cui ci avvicineremmo con il Referendum sulla Giustizia

  • Francia (parquet / siège distinti)
  • Germania (Staatsanwalt separato)
  • Spagna (Ministerio Fiscal autonomo)
  • Portogallo
  • Belgio
  • Paesi Bassi
  • Austria
  • Svizzera
  • Danimarca
  • Svezia
  • Norvegia
  • Finlandia

Anche in questi ordinamenti chi accusa non appartiene alla stessa carriera di chi giudica.

Cosa emerge dal confronto?

Il dato è chiaro:

nella grande maggioranza delle democrazie occidentali il giudice non proviene dalla stessa carriera del pubblico ministero.

Eppure nessuno ritiene compromessa l’indipendenza.

Anzi, la separazione rafforza la credibilità del sistema.

Per questo il confronto comparato diventa un elemento di riflessione molto concreto.


Tabella comparativa per il Referendum sulla giustizia

AspettoOggiDopo il Referendum sulla Giustizia
CarriereUnicheSeparate
Passaggi funzionePossibiliNon consentiti
CSMUnicoDue distinti
Selezione membriElezioni correntizieSorteggio temperato
Peso correntiElevatoRidotto
Percezione terzietàDeboleRafforzata
ModelloIbridoStandard occidentale

Cosa cambia concretamente per cittadini e imprese?

Qui la riforma proposta dal Referendum sulla Giustizia diventa tangibile.

Innanzitutto, l’imputato percepisce maggiori garanzie. Inoltre, la vittima accetta più facilmente la decisione. Parallelamente, le imprese ottengono maggiore prevedibilità.

Di conseguenza, diminuiscono conflitti e ricorsi. Successivamente, i tempi si riducono. Infine, aumenta la fiducia.

E una giustizia credibile funziona meglio per tutti.


Sintesi rapida del Referendum sulla riforma della Giustizia

Cosa introduce il Referendum sulla Giustizia?

Separazione carriere, due CSM, sorteggio.

A cosa servono?

Rafforzare terzietà e indipendenza.

Perché il sorteggio è utile?

Riduce correnti e accordi politici interni.

Risultato?

Maggiore imparzialità e credibilità.


FAQ – Referendum sulla giustizia

Il giudice deve essere terzo per legge?

Sì, art. 111 Cost. e art. 6 CEDU.

In Europa le carriere sono separate?

Nella maggior parte dei Paesi sì.

Il sorteggio elimina la competenza?

No. Prima selezione tecnica, poi estrazione.

Perché questo tema riguarda tutti?

Perché la fiducia nella giustizia incide su diritti, economia e sicurezza.

Quando si vota per il referendum sulla Giustizia?

Il 22 ed il 23 marzo 2026


Conclusione sul Referendum per la riforma della Giustizia

In definitiva, il Referendum sulla Giustizia del 22 e 23 marzo 2026 non riguarda slogan. Piuttosto, riguarda l’architettura stessa dell’imparzialità.

Separare accusa e giudizio, distinguere i CSM e limitare le correnti significa rafforzare la credibilità del sistema.

E quando il giudice appare davvero terzo, il processo diventa più giusto.

Perché, in fondo, la giustizia funziona solo quando i cittadini si fidano dell’arbitro.

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