Reati Informatici: tutto ciò che bisogna sapere

Immagine ritraente delle manette digitali - Una metafora sui Reati Informatici

Indice

Cosa sappiamo dei Reati Informatici

I Reati Informatici rappresentano oggi una delle aree più complesse e in continua evoluzione del diritto penale. La loro crescita è costante, poiché la vita digitale permea ogni aspetto dell’esistenza personale e professionale. Inoltre, la natura stessa di questi reati li rende particolarmente insidiosi, poiché spesso si verificano in modo silenzioso, invisibile e progressivo. Di conseguenza, molte vittime scoprono l’aggressione solo quando i danni sono già considerevoli. Parallelamente, gli indagati possono trovarsi coinvolti senza consapevolezza diretta, soprattutto se utilizzano dispositivi condivisi o credenziali accessibili anche ad altri. Tuttavia, una conoscenza approfondita delle principali fattispecie permette di capire quando è necessario intervenire rapidamente e rivolgersi a un Avvocato Penalista per definire una strategia efficace.


Perché i Reati Informatici aumentano rapidamente

I reati tecnologici aumentano non soltanto perché esistono più dispositivi, ma soprattutto perché ogni persona lascia quotidianamente tracce digitali. Inoltre, la complessità crescente delle piattaforme digitali favorisce errori, manipolazioni e vulnerabilità. Secondo il Ministero dell’Interno (2024), i reati informatici hanno registrato un aumento del 35% negli ultimi cinque anni. Inoltre, l’ISTAT conferma che oltre 5,5 milioni di italiani sono rimasti vittime di truffe online, accessi abusivi, violazioni della privacy o reati di natura digitale.

La crescita non dipende soltanto dall’abilità dei cybercriminali. Infatti, anche soggetti non professionisti possono commettere reati informatici utilizzando strumenti facilmente reperibili sul web. Inoltre, l’intelligenza artificiale ha moltiplicato le possibilità di alterazione digitale, creando scenari nuovi e pericolosi come i deepfake.


Le principali fattispecie di Reati Informatici: analisi giuridica approfondita

Di seguito trovi le fattispecie più rilevanti di Reati Informatici, con spiegazione approfondita, articolo di legge, analisi giurisprudenziale e casi tipici.


Accesso abusivo a un sistema informatico (art. 615-ter c.p.)

L’accesso abusivo è uno dei reati più diffusi. Si verifica quando una persona si introduce in un sistema informatico o telematico protetto senza autorizzazione. Tuttavia, la norma punisce anche chi possiede le credenziali, ma le utilizza per finalità diverse da quelle per cui erano state concesse.

Cosa significa “protetto da misure di sicurezza”?

Il sistema è protetto quando l’accesso richiede una password, un PIN, un’autenticazione biometrica, un token o altre barriere. Tuttavia, non è necessario che la protezione sia avanzata: è sufficiente che esista una misura minima.

Casi tipici di questi Reati Informatici

    • leggere chat WhatsApp tramite backup cloud non autorizzato;

    • accedere alla mail del partner “per gelosia”;

    • usare credenziali aziendali per consultare documenti privati;

    • consultare dati sanitari senza permesso.

Giurisprudenza

La Cassazione (Sez. V, n. 18283/2023) in materia di Reati Informatici ha chiarito che l’uso scorretto delle proprie credenziali integra comunque il reato, poiché ciò che conta non è la legittimità del possesso, ma l’autorizzazione allo scopo.


Detenzione e diffusione abusiva di codici (art. 615-quater c.p.)

Questo reato si configura quando una persona possiede, diffonde o vende codici, password o strumenti d’accesso a sistemi informatici.

Quando si verifica

    • possesso di password rubate;

    • vendita di credenziali su forum illegali;

    • condivisione di codici di accesso aziendali.

Finalità

La norma tutela la sicurezza dei sistemi, poiché la disponibilità di una password consente potenzialmente la commissione di reati ben più gravi.


Diffusione di programmi dannosi (art. 615-quinquies c.p.)

Riguarda la creazione o diffusione di malware, virus, trojan, ransomware o strumenti di attacco digitale.
Il reato si perfeziona anche quando lo strumento non viene utilizzato, ma semplicemente distribuito.

Perché è grave questa fattispecie di Reati Informatici?

Perché la sola diffusione di malware può compromettere la sicurezza di migliaia di utenti.


Intercettazione illecita di comunicazioni (art. 617-quater c.p.)

Si verifica quando un soggetto intercetta comunicazioni informatiche o telematiche non destinate a lui. Inoltre, la norma punisce sia l’intercettazione diretta sia quella indiretta tramite software.

Esempi

    • installazione di spyware;

    • lettura segreta di email altrui tramite doppia casella;

    • intercettazione di chiamate VoIP.


Installazione di apparecchi per intercettare (art. 617-quinquies c.p.)

È una forma anticipata del reato precedente. Basta installare un software o un dispositivo idoneo a intercettare comunicazioni: non è necessario farlo funzionare.


Frode informatica (art. 640-ter c.p.)

La Frode Informatica consiste nella manipolazione di un sistema informatico per ottenere un profitto e procurare danno.

Forme moderne

    • phishing bancario;

    • pagine fake di home banking;

    • truffe crypto;

    • marketplace fraudolenti.

Giurisprudenza su questi Reati Informatici

La Cassazione riconosce il reato anche quando la vittima collabora involontariamente (per esempio cliccando un link fraudolento), purché l’autore abbia manipolato il sistema per generare il danno.


Frode del certificatore di firma elettronica (art. 640-quinquies c.p.)

Punisce chi falsifica sistemi di firma digitale o certificati elettronici.
È un reato sempre più rilevante per le aziende che firmano digitalmente contratti, appalti e documenti.


Sostituzione di persona digitale (art. 494 c.p.)

Si verifica quando un soggetto assume l’identità altrui online.

Esempi concreti

    • creare un profilo Instagram con foto altrui;

    • inviare messaggi fingendosi un’altra persona;

    • aprire un finto account di un avvocato o professionista.

Le conseguenze per la vittima possono essere pesanti, poiché la falsa identità può essere utilizzata per truffe, diffamazioni o ricatti.


Danneggiamento informatico (artt. 635-bis – 635-quinquies c.p.)

Nell'ambito dei Reati Informatici, la legge distingue quattro livelli di danneggiamento informatico.

Art. 635-bis c.p. – Danneggiamento di dati

Punisce la distruzione di informazioni o programmi, anche senza attacco esterno.

Art. 635-ter c.p. – Danni ai dati pubblici

Aggravante quando le informazioni appartengono allo Stato o a enti pubblici.

Art. 635-quater c.p. – Danni ai sistemi informatici

Riguarda la distruzione o il blocco dei sistemi operativi.

Art. 635-quinquies c.p. – Sistemi di pubblica utilità

La versione più grave: riguarda ospedali, reti elettriche, trasporto pubblico, strutture sanitarie.

Ransomware

Il ransomware integra spesso più articoli contemporaneamente.


Revenge Porn (art. 612-ter c.p.)

Si verifica quando immagini intime vengono diffuse senza consenso.
La diffusione verso una sola persona integra già il reato.

La Cassazione (Sez. III, 15257/2024) ha confermato che non conta il numero dei destinatari ma la violazione della volontà della vittima.

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Deepfake e contenuti AI (art. 612-quater c.p.)

Questo nuovo reato punisce la creazione e diffusione di contenuti manipolati tramite intelligenza artificiale.

Perché è pericoloso?

Perché l’IA consente falsificazioni perfette della voce, del volto e del corpo della vittima.


Cyberstalking e molestie online (art. 612-bis c.p.)

Il cyberstalking rappresenta una delle forme più pervasive e inquietanti dei Reati Informatici, poiché sfrutta la tecnologia per controllare, influenzare e intimidire la vittima. L’art. 612-bis c.p. punisce chiunque, attraverso comportamenti reiterati, provochi nella vittima un grave stato d’ansia, un fondato timore per la propria incolumità o la costringa a modificare le proprie abitudini di vita. Tuttavia, la versione digitale del reato rende la situazione ancora più grave, perché l’aggressore può agire senza limiti temporali e geografici, raggiungendo la vittima in ogni momento della giornata. Inoltre, l’accesso continuo ai social, alle app di messaggistica e agli strumenti di geolocalizzazione consente di esercitare un controllo costante e ossessivo.

Spesso il cyberstalking combina più condotte: messaggi continui, sorveglianza online, accessi abusivi ai profili social, creazione di account falsi e diffusione di informazioni private. Inoltre, molte vittime sottovalutano i primi segnali, poiché le molestie iniziali appaiono talvolta come semplici fastidi. Tuttavia, con il passare del tempo, la pressione digitale diventa opprimente e incide in modo drammatico sulla vita quotidiana. Di conseguenza, il ricorso immediato a un Avvocato Penalista è sempre consigliato, poiché permette non solo di denunciare correttamente, ma anche di raccogliere prove in modo metodico, evitando la perdita di elementi digitali decisivi.

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Truffe online, phishing e tecniche di social engineering nei Reati Informatici

Le truffe digitali costituiscono la parte più significativa dei Reati Informatici, poiché sfruttano la vulnerabilità emotiva e la disattenzione delle persone. Inoltre, il phishing moderno è estremamente sofisticato, dato che imita perfettamente grafica, loghi, indirizzi e persino comportamenti di istituti bancari e aziende note. Il meccanismo è semplice: la vittima riceve un messaggio che genera urgenza e, di conseguenza, effettua un’azione impulsiva, come cliccare un link o inserire credenziali. Tuttavia, il danno non è mai limitato al furto iniziale, poiché l’autore può accedere ad altri servizi collegati, amplificando le conseguenze economiche.

Accanto al phishing esistono tecniche più aggressive come lo smishing (tramite SMS) o il vishing (tramite telefonate simulate). Inoltre, negli ultimi anni, molte truffe hanno adottato strategie di social engineering basate sulla costruzione di fiducia con la vittima. In questi casi il truffatore crea una relazione apparente, spesso fingendosi un funzionario bancario o un operatore di una piattaforma di investimento. Di conseguenza, la vittima si sente rassicurata e collabora inconsapevolmente.

Parallelamente, le truffe crypto sono diventate estremamente diffuse, poiché sfruttano l’apparente complessità del settore per giustificare movimenti di denaro. Inoltre, i truffatori utilizzano piattaforme false che simulano guadagni per convincere la vittima a investire ulteriormente. Tuttavia, quando la vittima tenta di ritirare le somme, la piattaforma scompare. In questi casi la denuncia deve essere immediata, poiché i flussi finanziari, se tracciati a tempo debito, possono essere bloccati.


Deepfake, reputazione digitale e manipolazione dell’identità

Tra le diverse tipologie di Reati Informatici, i deepfake rappresentano una minaccia crescente, poiché l’intelligenza artificiale consente di generare contenuti visivi e sonori estremamente credibili. L’art. 612-quater c.p. punisce la diffusione di tali contenuti quando provoca un danno ingiusto alla vittima. Tuttavia, l’impatto reale dei deepfake va ben oltre la dimensione penale, perché il contenuto manipolato può compromettere reputazioni, distruggere relazioni e provocare conseguenze lavorative pesanti.

Inoltre, la velocità con cui un deepfake può diffondersi rende il fenomeno particolarmente pericoloso. Basti pensare che un video falso può essere condiviso centinaia di volte in poche ore, causando un danno probabilmente irreversibile. Parallelamente, l’AI rende più difficile dimostrare la falsità del contenuto, poiché molte persone non sanno distinguere un video autentico da uno manipolato. Di conseguenza, la vittima deve attivarsi immediatamente per richiedere una valutazione tecnica qualificata e, allo stesso tempo, per bloccare la diffusione del contenuto.


Estorsione digitale e sextortion

La sextortion è una delle forme più devastanti di criminalità informatica e Reati Informatici. In genere inizia con uno scambio di messaggi o immagini, spesso con una persona conosciuta online. Tuttavia, non appena il criminale ottiene il materiale, formula minacce di diffusione. L’obiettivo è quasi sempre economico, ma la pressione psicologica è enorme. Infatti, molte vittime cedono al ricatto nella speranza che il materiale venga cancellato. Tuttavia, pagare non solo non risolve il problema, ma spesso aggrava la situazione, poiché il criminale continua a chiedere denaro.

Parallelamente, molti casi di sextortion utilizzano immagini generate artificialmente, combinando il volto della vittima con un corpo artificiale. Di conseguenza, anche chi non ha mai inviato materiale intimo può essere ricattato. Questo fenomeno è in aumento, soprattutto tra minori e giovani adulti, che spesso non denunciano per paura o vergogna.


Responsabilità dell'impresa e Reati Informatici commessi dai dipendenti (D.Lgs. 231/01)

Quando un dipendente commette un Reato Informatico nell’interesse o a vantaggio dell’azienda, può emergere una responsabilità amministrativa dell’ente ai sensi del D.Lgs. 231/01. Questo avviene, ad esempio, quando un dipendente accede abusivamente ai dati di un concorrente, quando manipola sistemi informatici per alterare report aziendali o quando sottrae informazioni riservate. Tuttavia, l’azienda può evitare la responsabilità se dimostra di aver adottato un Modello 231 adeguato e protocolli informatici idonei.

Inoltre, molte aziende subiscono danni gravissimi non solo per atti dolosi, ma anche per errori colposi dei dipendenti, come l’apertura di allegati infetti o l’uso di password deboli. Di conseguenza, la prevenzione ha un ruolo fondamentale. Parallelamente, l’adozione di sistemi di monitoraggio, formazione continua e procedure di sicurezza riduce notevolmente i rischi.

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Criptovalute, wallet digitali e reati informatici correlati

Il mondo delle criptovalute è affascinante ma rischioso. Molti reati informatici includono fasi operative in criptovalute, perché tali strumenti garantiscono un elevato livello di anonimato e, allo stesso tempo, una facilità di trasferimento internazionale. Tuttavia, anche gli utenti onesti possono diventare vittime. Infatti, basta cliccare un link malevolo per permettere a un hacker di svuotare il wallet digitale.

Inoltre, molte truffe crypto promettono guadagni irrealistici. Le vittime vedono aumentare “virtualmente” il saldo, ma quando tentano di prelevare scoprono che la piattaforma è falsa. Parallelamente, il riciclaggio tramite criptovalute è diventato un mezzo molto diffuso per occultare il denaro proveniente da frodi o ransomware.


Protezione dei dati personali e reati informatici contro la privacy (art. 167 Codice Privacy)

L’art. 167 del Codice Privacy punisce il trattamento illecito dei dati personali. Tuttavia, nella pratica, molte violazioni avvengono senza consapevolezza. Basta inviare dati sensibili tramite canali non sicuri o conservarli su dispositivi non protetti per integrarne gli estremi. Inoltre, la fuga di dati può coinvolgere decine di persone contemporaneamente.

Parallelamente, molte imprese ignorano la normativa o non aggiornano i protocolli di sicurezza. Di conseguenza, rischiano sanzioni sia amministrative sia penali. Poiché i dati rappresentano un patrimonio essenziale, la loro tutela è fondamentale.


Ransomware e paralisi digitale

Gli attacchi ransomware sono devastanti. Entrano nei sistemi tramite email, allegati o vulnerabilità non aggiornate e criptano i dati. Successivamente, il criminale chiede un riscatto, spesso in criptovalute. Tuttavia, pagare non garantisce la restituzione dei file. Inoltre, molte aziende bloccate dal ransomware non riescono più a lavorare, perdendo contratti, clienti e reputazione.

Parallelamente, gli ospedali, le scuole e le pubbliche amministrazioni sono bersagli preferiti, poiché hanno sistemi meno aggiornati. Ogni attacco può mettere a rischio servizi essenziali. Di conseguenza, la prevenzione e gli audit informatici diventano necessari.


Diffamazione online e lesione della reputazione digitale

La diffamazione online è uno dei reati più frequenti sui social network. Può avvenire tramite commenti offensivi, post denigratori, recensioni false o montaggi fotografici modificati. Inoltre, la rapidità di diffusione rende il danno quasi immediato. Una sola frase può raggiungere centinaia di utenti in pochi secondi. Parallelamente, la vittima può avviare sia un procedimento penale sia una richiesta di risarcimento civile.


Perquisizioni digitali, copie forensi e catena di custodia nei Reati Informatici

Le indagini informatiche seguono procedure tecniche precise. Ogni dispositivo deve essere clonato correttamente e ogni file deve essere acquisito senza alterazioni. Tuttavia, errori nella catena di custodia sono frequenti. Inoltre, un Avvocato Penalista può contestare acquisizioni irregolari, metadati alterati o perizie incomplete. Una sola irregolarità può invalidare intere prove.


Difesa dell’indagato nei reati informatici

L’indagato deve evitare impulsività. È fondamentale non cancellare file, non formattare dispositivi, non rispondere agli investigatori senza difensore e non consegnare password senza tutela. Inoltre, è necessario richiedere subito copia del fascicolo e valutare una consulenza tecnica di parte. Parallelamente, molti procedimenti si fondano su attribuzioni IP sbagliate, su dispositivi condivisi o su malware che simulano attività dell’utente.


Cosa deve fare una vittima di Reati Informatici

La vittima deve agire immediatamente. Deve evitare modifiche ai contenuti, salvare prove originali e rivolgersi subito a un avvocato prima di presentare una denuncia querela entri 3 mesi dal giorno in cui ha subito o scoperto di aver subito il reato informatico. Inoltre, deve considerare la costituzione di parte civile, che permette di ottenere risarcimenti e partecipare attivamente al processo. Parallelamente, la tempestività è determinante, perché i dati digitali possono essere sovrascritti o cancellati.


Gratuito patrocinio e parte civile nei Reati Informatici

Le vittime di reati informatici, soprattutto di revenge porn, cyberstalking e sextortion, possono accedere al gratuito patrocinio senza limiti di reddito. Gli imputati, invece, devono dimostrare di avere i requisiti economici. Inoltre, la parte civile consente di chiedere risarcimenti e di ottenere tutela durante il procedimento.


FAQ sui Reati Informatici

L’azienda risponde dei reati informatici dei propri dipendenti?

Sì, quando manca un Modello 231 adeguato o quando il reato genera vantaggio per l’ente.

Come si denuncia un reato informatico?

Presso la Polizia Postale o le forze dell’ordine. È sempre consigliabile consultare un Avvocato Penalista prima.

È possibile recuperare i soldi persi in una truffa online?

Sì. Il recupero è possibile soprattutto se la segnalazione avviene tempestivamente.

Accedere al profilo del partner è sempre reato?

Sì. L’accesso abusivo ex art. 615-ter c.p. si applica anche quando si conoscono le password.

Diffondere o creare un deepfake costituisce reato?

Sì. L’art. 612-quater c.p. punisce entrambe le condotte.

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