Reati Contro la Persona: Tutela delle Vittime e Difesa degli Imputati

Whistleblowing Protection

Whistleblowing Protection e Modello 231: Cosa sappiamo finora?

Whistleblowing Protection oggi significa prevenzione concreta dei reati aziendali.
Tuttavia, non si tratta più soltanto di trasparenza o buona governance.
Al contrario, dopo il D.Lgs. 24/2023, parliamo di un vero obbligo legale, con sanzioni rilevanti.

Di conseguenza, ogni impresa deve porsi alcune domande essenziali.

È obbligatorio attivare un canale interno?
Vale anche per le piccole aziende?
E soprattutto: cosa succede se ho adottato un Modello 231?

Proprio qui nasce il punto decisivo.

Infatti, chi adotta un Modello Organizzativo 231 deve necessariamente integrare un sistema di segnalazione. Diversamente, il Modello rischia di perdere efficacia.

Pertanto, adeguarsi non è solo prudente. È indispensabile.

In questa guida trovi, passo dopo passo, cosa prevede la legge, quando scatta l’obbligo e come implementare correttamente la Whistleblowing Protection.


Che cos’è la Whistleblowing Protection e perché è diventata centrale nella compliance?

Innanzitutto, chiariamo il concetto.

La Whistleblowing Protection è l’insieme di strumenti che consente a lavoratori e collaboratori di segnalare illeciti in modo sicuro.

In altre parole, permette di far emergere problemi interni prima che diventino reati o scandali.

Di conseguenza, l’azienda può intervenire subito.
Allo stesso tempo, il segnalante resta protetto.

In particolare, la normativa tutela:

  • dipendenti
  • dirigenti
  • collaboratori
  • consulenti
  • fornitori
  • membri di organi sociali

Pertanto, il perimetro è molto ampio.

E proprio per questo motivo, il whistleblowing oggi rappresenta uno dei pilastri della governance e della compliance aziendale, insieme al Modello Organizzativo 231, al Codice Etico ed ai controlli interni.


Qual è la normativa di riferimento sulla Whistleblowing Protection?

Attualmente il quadro normativo è chiaro.

Prima di tutto troviamo:

  • Direttiva UE 2019/1937

Successivamente, l’Italia ha recepito la disciplina con:

  • D.Lgs. 24/2023

Inoltre, per le imprese dotate di sistemi di prevenzione dei reati, interviene:

  • D.Lgs. 231/01

Infine, completano il sistema:

  • Linee Guida ANAC

Di conseguenza, oggi le regole non sono più frammentarie. Sono, invece, coordinate e sanzionate.


Quando la Whistleblowing Protection è obbligatoria per le aziende?

Qui occorre essere molto precisi.

L’obbligo non riguarda solo le grandi imprese.
Al contrario, coinvolge moltissime PMI.

In particolare, la legge prevede tre situazioni principali.


È obbligatoria per aziende con almeno 50 dipendenti?

Sì.

Se l’azienda ha mediamente 50 o più lavoratori subordinati, allora deve attivare il canale interno.

In tal caso, non conta il settore.
Non conta la forma societaria.
Conta solo il numero dei dipendenti.

Di conseguenza, l’ente deve:

  • predisporre un canale sicuro
  • adottare una procedura scritta
  • garantire riservatezza
  • gestire le segnalazioni tempestivamente

È obbligatoria anche per chi ha un Modello 231, anche con pochi dipendenti?

Sì. Ed è l’aspetto più importante.

Se l’ente ha adottato un Modello 231, allora la Whistleblowing Protection è sempre obbligatoria, anche con 5 o 10 dipendenti.

Pertanto, l’obbligo non dipende dalle dimensioni.

Dipende dalla scelta organizzativa.

Infatti, l’art. 6 del D.Lgs. 231/01 richiede espressamente:

  • canali di segnalazione
  • tutela del segnalante
  • divieto di ritorsioni

Di conseguenza, senza questi strumenti, il Modello risulta incompleto.

E soprattutto, in caso di processo, potrebbe non avere efficacia esimente.

In altre parole, l’ente rischia di non potersi difendere.


Esistono altri casi di obbligo indipendenti dai dipendenti?

Sì. Inoltre, molti non lo sanno.

Anche le imprese piccole rientrano se operano in settori sensibili, come:

  • servizi finanziari
  • antiriciclaggio
  • sicurezza trasporti
  • tutela ambientale
  • protezione dati
  • mercati regolamentati

Di conseguenza, l’obbligo è molto più esteso di quanto si pensi.


Perché il collegamento tra Whistleblowing Protection e Modello 231 è così stretto?

Il motivo è logico prima ancora che giuridico.

Il Modello 231 serve a prevenire i reati.
Il whistleblowing serve a scoprirli in anticipo.

Pertanto, i due strumenti lavorano insieme.

Da un lato, il Modello mappa i rischi.
Dall’altro lato, il canale raccoglie le informazioni.

Di conseguenza, l’Organismo di Vigilanza può intervenire rapidamente.

E così, l’azienda dimostra di aver vigilato davvero.

Questo, in sede giudiziaria, fa la differenza.


Come deve essere strutturato un canale conforme alla legge?

Qui non basta una soluzione improvvisata.

Infatti, una semplice email generica non è sufficiente.

Al contrario, il sistema deve garantire:

riservatezza, sicurezza informatica, tracciabilità e imparzialità.

Pertanto, servono strumenti adeguati, come:

  • piattaforme crittografate
  • accessi limitati
  • protocolli di gestione
  • tempistiche definite
  • conservazione documentale

Inoltre, l’azienda deve formare il personale.
E deve pubblicare la procedura.

Solo così il sistema diventa realmente efficace.


Chi gestisce le segnalazioni nelle aziende con Modello 231?

Ogni canale di segnalazione richiede la nomina di un responsabile delle segnalazioni.

Tale incarico può essere ricoperto dall’Organismo di Vigilanza.

E ciò accade per una ragione precisa.

L’OdV, infatti:

  • è autonomo
  • è indipendente
  • conosce i rischi-reato
  • non subisce pressioni gerarchiche

Di conseguenza, rappresenta il soggetto più idoneo a garantire imparzialità.


Quali tutele ha concretamente il segnalante?

La protezione è molto forte.

Infatti, la legge vieta:

  • licenziamenti ritorsivi
  • demansionamenti
  • trasferimenti punitivi
  • mobbing
  • discriminazioni

Inoltre, eventuali provvedimenti adottati dopo la segnalazione sono sospetti.

E, soprattutto, spetta all’azienda dimostrare che non sono ritorsivi.

Pertanto, l’onere della prova si ribalta.


Quali sanzioni rischia chi non si adegua?

Le conseguenze sono concrete.

ANAC può applicare:

  • sanzioni fino a 50.000 euro
  • multe per mancata attivazione del canale
  • sanzioni per ritorsioni
  • sanzioni per violazione della riservatezza

Inoltre, sul piano 231, l’ente rischia molto di più.

Infatti, il Modello potrebbe non essere considerato efficace.

Di conseguenza, aumentano drasticamente i rischi di condanna e sanzioni interdittive.


Perché conviene adeguarsi subito alla Whistleblowing Protection?

Adeguarsi non significa solo evitare multe.

Al contrario, significa:

prevenire frodi, intercettare criticità, tutelare la reputazione e rafforzare la difesa penale.

Inoltre, sempre più clienti e partner valutano questi aspetti in ottica ESG.

Pertanto, un sistema di segnalazione ben costruito migliora anche l’immagine aziendale.


Come implementare correttamente la Whistleblowing Protection nel Modello 231?

È consigliabile seguire un percorso graduale.

Prima si analizzano i rischi.
Poi si sceglie la piattaforma.
Successivamente si redige la procedura.
Infine si forma il personale.

In parallelo, si aggiorna il Modello 231 e si coinvolge l’OdV.

Così facendo, il sistema diventa realmente operativo, non solo formale.


Supporto operativo per imprese

Lo Studio Soardi, affianca imprese e Organismi di Vigilanza nell’adeguamento alla Whistleblowing Protection e nell’aggiornamento dei Modelli 231.

In particolare l'avvocato Stefano Soardi ricopre diversi incarichi quale Organismo di Vigilanza e responsabile interno delle segnalazioni.

L’assistenza comprende:

analisi organizzativa, predisposizione procedure, implementazione canali, formazione e audit periodici.

Intervenire oggi significa ridurre i rischi domani.


FAQ – Whistleblowing Protection

Il Whistleblowing è sempre obbligatorio?

No. È obbligatorio sopra i 50 dipendenti, per chi adotta un Modello 231 e per settori sensibili.

Se ho il Modello 231 devo attivarlo anche con pochi dipendenti?

Sì. L’obbligo è automatico.

Basta una casella email?

No. Serve un sistema sicuro e riservato.

Chi gestisce le segnalazioni?

Generalmente l’Organismo di Vigilanza.

Ci sono sanzioni?

Sì. ANAC può irrogare multe fino a 50.000 euro.

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